Non si poteva fare di meglio
Far fare a 4 giocatori della Juventus uno spot della Fiat il cui slogan è
andate a lavorare, è proprio da bastardi.
(Per quel che mi riguarda, anche con Lapo avremmo riso, specie nel ruolo di
tiratore scelto).
impropriamente partorito dalla mente di crazyraincloud nel giorno martedì, 27 giugno 2006 alla qualora 22:34 | Perma...link | commenti
diciamo che sta qui:mamma tv
...e quello cos'è?
[Trattasi di tutto fuorchè un post porno. E il titolo non è una mia domanda alla vista del signor membro di Rocco Tano].
La notte è stata una notte di cazzo. A confronto, i bambini cinesi che vengono bolliti passano attimi di pace e freschezza. Si aggiunga che un numero non definito di zanzare ha abusato del mio sedere lasciandomi segni indelebili [ripeto: non è un post porno], nonostante campeggi sul mio comodino un flacone di citronella.
Al risveglio, ero un'anima del purgatorio. Dante Alighieri, passando dal corridoio, mi ha dato della bischera dicendomi che all'inferno non è permesso giocare a nascondino e che i dannati mi cercavano...dannatamente.
L'umore era sottoterra, e i capelli sporchissimi. Non sono i miei capelli.
Capelli.
Fanculo.
Oggi me li taglio.
Esordisco in cucina, 5 minuti dopo aver messo i piedi a terra, dicendo ai presenti (non so chi fossero e quanti fossero) che oggi è giornata da parrucchiere.
Mia nonna (che ho riconosciuto dopo 10 minuti buoni) ha estratto il rosario dalla tasca e ha iniziato a pronunciare parole che più che latine erano ostrogote.
Mia madre ha iniziato a guardarsi attorno, per poi chiedermi:
e da chi vai??Ho scelto il migliore di Nojaland, che è anche il più costoso.
Memore delle
negative esperienze passate.
5 minuti dopo avevo un appuntamento urgente (non con la bilancia).
Mia madre, prima che andassi via, mi ha fermata guardandomi come la madre di un soldato americano in Iraq:
miraccomando, con prudenza (e non parlava della madre di Vincenzo).
Io, la parrucchiera di me stessa e del vicinato, che si fa mettere le mani nei capelli da un altro...tsz.
Esco con la
neisecolifedeleinquecento e il torpore anestetico del sonno (ma anche delle zanzare) non mi permette di realizzare cosa di lì a poco sarebbe accaduto. E mentre mettevo piede in quel luogo che non so meglio definire se non chiamandolo luogo, mi presentavo ai presenti e le mie doppie punte erano in festa.
Il momento topico giunge nella fase shampoo; qui diciamo che la storia si ripete:
...e quello cos'è?
Come a prendere le distanze da un piccolo e indifeso dread che allevo con orgoglio. Ce l'hai a 2 cm, sei pregata di usare il pronome dimostrativo adeguato. E se lo prendi tra le mani non morde.
Questo avrei voluto dirle.
Ma per evitare polemiche (e sputtanamenti inutili), mi limito a risponderle che è un dread, e che non deve lavarlo altrimenti i prodotti lo rovinano. Il tutto con la stessa cordialità con la quale Vittorio Emanuele risponde al
pubblico ministero Henry John Woodcock. E ho dato pure troppe spiegazioni.
Solo in quel momento ho iniziato a realizzare: cazzo, stanno per tagliarmi i capelli.
La situazione è peggiorata quando hanno iniziato a pettinarli cercando di evitarlo. All'inizio del taglio invece, quando la sala si era decentemente riempita, ho notato una calca di gente intenta a guardare l'operazione, non poco difficile. Il coiffeur (perchè è gay quanto basta, ma non abbastanza checca da essere di piacevole compagnia) si trincerava in un silenzio tombale, che però alludeva ad una serie di bestemmie in ostrogoto più che latine. Forse, appartiene alla stessa parrocchia di mia nonna.
Sola contro quelle forbici, coi capelli che cadevano inesorabilmente sulle mie braccia (credo di averli ancora sparsi per il corpo) mentre il mio sguardo li seguiva dispiaciuto. Avevo bisogno di una carezza, di una parola di conforto dalla nonabbastanza checca, ma quel rimmato era semplicemente impegnato a guadagnarsi la pagnotta, che nel mio singolare caso era rafferma (ma sapeva di Jamaica).
La shampista, non contenta del mio laconicismo acuto, si avvicina nuovamente e molto direttamente mi chiede:
...ma perchè l'hai fatto??
Ce l'ho dal giorno del mio ventesimo compleanno, e me lo son fatto perchè non sto così poi tanto bene di cervello e ogni tanto mi capita. E mi taglio pure i capelli da sola. E io qui se stanotte quelle zanzare non mi avessero punto le chiappe manco ci sarei venuta. E tu se ti fai due euro di cazzi tuoi fai girare l'economia e salvi il mondo
Questo avrei voluto dirle.
Ma per sbrigare la faccenda, e soprattutto per non smentire le sue teorie implicite della personalità, ho semplicemente risposto così.
L'infame coiffeur, in un momento di commercialità esasperata, ha cercato di vendermi un prodotto per i capelli (perchè altrimenti con la schiuma ti si inaridiscono, e tu la usi la schiuma vero? questo invece i capelli te li fa morbidi, c'è scritto qui vedi? Effetto bagnato bla bla bla); ed io, che con creme prodotti e cagatine varie vado a nozze, ovviamente ho comprato. E siccome sono malata per i miei capelli, ho comprato pure il più costoso. Ma per il semplice gusto di metterlo in difficoltà e vederlo in pericolo, ho intaccato la sua sicurezza.
"Sai, odio l'effetto bagnato. Hai altro?"
Ha iniziato a sudare freddo ed arrampicarsi sugli specchi alla pari di un giocoliere del circo di Moira Orfei. Si è parato il culo nella maniera più improbabile, dicendomi che se ne metti poco l'effetto bagnato non c'è.
A confronto, Wanna Marchi è l'anima del commercio.
Alla fine l'ho preso ugualmente, ma non perchè lui mi avesse convinto.
Sta di fatto che se non dovesse funzionare, i 19 euro glieli faccio spendere di clisteri.
E i capelli alla fine stanno bene (e ho pure sventato il pericolo frangetta).
impropriamente partorito dalla mente di crazyraincloud nel giorno venerdì, 23 giugno 2006 alla qualora 13:04 | Perma...link | commenti (10)
diciamo che sta qui:non sapreifaccia lei
Il giorno più lungo dell'anno
E dopo tanti inghippi, la festa a sorpresa per il 30esimo compleanno di Sirgius riuscì!
Dopo la doppia defezione della falange molese (che pagherà caro lo scotto) al 91esimo minuto, io e Julieeeeeeeet (in onore dei Dire Straits) partiamo da una zona non meglio definita di Noicattaro con una Pandozza bianca d'azione che può benissimo competere con la Inquecento della sottoscritta (se non fosse che suddetta Pandozza ha lo stereo col lettore mp3, mentre la mia Inque ha un Aiwa a cassette che funziona quando non ha il ciclo).
E in tutto ciò i piedi iniziavano a dolorare.
Dirette verso Bari tra confessioni e atti di dolore preleviamo l'anima pia di Sara, la quale riuscì ad identificare la strana auto (sebbene le fosse di fronte) solo 10 minuti dopo il nostro arrivo.
Raggiunta la falange universitaria clinica, prendiamo in prestito l'unica single rimasta tra i clinici e partiamo alla volta di Capitolo (Pam Pam, e con questa mi sono giocata una decorosa reputazione). Nel viaggio non mancano Cranberries, Wim Mertens, Sarabande senza Papi (il Papa era nella macchina delle coppie), soprannomi nojani e tradizioni attigue, mal di stomaco, discorsi sulla verginità raccontata da genitori, traumi infantili, lodi lodi lodi e varie ed eventuali.
Giungiamo.
Raccogliamo l'ultimo pezzo (la tenora directly from Margherita di Savoia e la sua dolce metà), e dopo aver sputato due euro al parcheggiatore abusivo di turno (di cui, diciamocelo pure, la Puglia pullula, o upupa a piacere vostro), andiamo in spiaggia.
Per riconoscere l'ignota combriccola castellanese che tra l'altro aveva organizzato tutto l'ambaradan, Julieeeeet pensa bene di usare il metodo più efficace:
Franceeeeeeeeescooooooooooo!!!
e così capimmo che erano proprio loro. E che Giulia molto spesso è più efficace di un annuncio al megafono dei centri commerciali.
Dopo aver trovato un assetto tra le piattine alla citronella e aver rimembrato il famoso Lisco che, nell'ultima spiaggiata alla sbarra pensò bene di vedere la Madonna e i sette nani passandoci su col piede, iniziai a pentirmi di non aver portato il costume.
L'acqua era così calda che mia nonna avrebbe potuto benissimo cuocerci i rigatoni.
Il festeggiato non tardò ad arrivare, portato lì con la complicità della ragazza che avrebbe dovuto consegnarli il regalo (sebbene fosse contrariato all'idea di recarsi in quel posto...ma credo abbia frainteso di che regalo si trattasse).
Surpriiiiiiiiiiiiiiiiise!
Abbastanza rincoglionito e un po' più brilloccio, Sirgius veniva festeggiato.
Degno di nota, non tanto l'alcol (che, in quanto astemia, ho piacevolmente devoluto a Giorgia che ha dimostrato una particolare dedizione verso il mondo del vino e affini), ma la torta di compleanno.
Cioè: oddiomiosanto. Non mangiavo una torta così dai tempi della Sacher di Gra. Dopo aver avvicinato la forchetta alla bocca, ho scoperto che quel pezzo di torta non era pan di spagna, ma nutella allo stato grezzo. Dopodichè ho visto la Madonna cantare Like a Virgin in calze a rete, e gli apostoli che facevano il controcanto.
Per dovere di cronaca, anche i bignè della nostra tenora (la quale, in preda ai turbinii dell'alcol, ha iniziato a ridere come quando Biancaneve ebbe modo di constatare le putenda di tutti i sette nani) erano cosa buona e giusta.
Seguono amarcord di Toti e Tata, Gianni Ciardo e le zite ascinnute, ma soprattutto: la chitarra, che io avevo dimenticato a casaccia, amabilmente suonata da un armadio a quattro ante che molto probabilmente di chitarre ne aveva mangiate tante (e scusate la rima). Lodevole l'interpretazione di cavalli di battaglia di musica leggera di un certo livello, inferiori solo alle canzoni di De Gregori e Burt Bacharach, magistralmente cantate dalla sottoscritta e dalla tenora (che in quanto tenora, minchia se è brava):
Filomegna, un successone di Lino Banfi.
Applausiiiii (di gente intorno a meeeeee).
[Ovviamente la tenora era brilloccia, ma io no]
La serata per me (e per la tenora e dolce metà) giungeva al termine. Mentre mi allontanavo, il cantore attaccava con One degli U2, ricattandomi alla permanenza per un altro po'. Ma non potevo, altre avventure mi aspettavano nella mia magione (leggi: quella scassacazzo di mia cugina dormiva da me, e rischiavo di trovarmela nel mio letto).
Dopo un lungo viaggio nei meandri della Statale 16, accompagnati dalle
Nozze di Figaro (doppiate dalla tenora, che è a dir poco superlativa) e da disquisizioni sul genio di Mozart, trovavo pace nel mio letto.
Con un caldo boia. Ma senza zanzare.
[Per chi fosse interessato alle foto ai fini di salvarsele, vi sconsiglio caldamente la fotogallery di msn. Piuttosto andate
qui che le trovate in formato originale]
impropriamente partorito dalla mente di crazyraincloud nel giorno mercoledì, 21 giugno 2006 alla qualora 10:09 | Perma...link | commenti (3)
diciamo che sta qui:non sapreifaccia lei
Bandiera rossa trionferà ?
Prima il calcio.
Poi Vittorio Emanuele (politicamente schierato). E il portavoce di Fini.
Ora, oltre la juve, anche il Milan (il cui proprietario è noto a tutti).
Oggi Raffaele Fitto.
Questa si che è persecuzione.
Viva la democrazia e chi la profetizza...
[Tra un po' inizieranno a riaprire i processi a Berlusconi, e faranno fuori i pesci grossi. E si scoprirà che i fratellini di Gravina sono stati catturati dallo stesso Silvio per venderli ai cinesi che ne faranno un ottimo brodo].
impropriamente partorito dalla mente di crazyraincloud nel giorno martedì, 20 giugno 2006 alla qualora 15:01 | Perma...link | commenti (10)
diciamo che sta qui:io non mi sento italiana
Non avrai il mio scalpo
L'economia fa male.
Specie se aziendale.
Specie se, per mandarla a fanculo, becchi lo spigolo di un Fabergè in legno massello col dorso della mano.
E le possibilità che becchi proprio un nervo, sono veramente esigue.
E ciò mi fa onore.
La mano sinistra è gonfia, perchè faccio economia.
[E mi rendo conto di quanto sarebbe stata ambigua questa frase se fossi stata un ragazzo. Per di giunta mancino].
Ce la posso fare.
Barcollomanonmollo.
impropriamente partorito dalla mente di crazyraincloud nel giorno venerdì, 16 giugno 2006 alla qualora 09:53 | Perma...link | commenti (9)
diciamo che sta qui:era meglio morire da piccoli
A grande richesta, i necrologi!
E' venuto a mancare in data odierna, il cuore innamorato della Nuvolapazza.
Ne dà il triste annuncio la proprietaria, alla notizia del bel psicologo tenebroso fidanzato da ben due anni.
Le esequie si terranno nell'obitorio della suddetta, ossia nella sua stanza. Si pregano i partecipanti di portare con loro non fiori, ma fiammiferi per bruciare i cd di Anna Tatangelo. Anche bottiglie di acido vanno bene. Si informa inoltre che la nuvolapazza (che per l'occasione è diventata nuvolapezza) accompagnerà la sepoltura con poesie di Bukowsky e piccole riflessioni tratte dal suo ultimo componimento intitolato "Tufottutissimobastardocomecazzotiseipermessodispezzareilcuoredellanuvolapazza" dal sottotitolo "speriamocheuncamionadottoruotetiprendadistrisciomanotandoildannofacciaretromarciaetiprendainpieno... ovviamente senza rancore!".
Sono gradite parole di conforto, nella speranza che il Signore o chi per lui accolga lo sfortunato organo nel regno dei cieli, e nell'attesa che la strategia del chiodo scaccia chiodo faccia effetto (eh, a trovarlo l'altro chiodo!).

[Mi riprenderò. Ma nel frattempo vado ad impiccarmi allo stendino]
impropriamente partorito dalla mente di crazyraincloud nel giorno giovedì, 08 giugno 2006 alla qualora 21:13 | Perma...link | commenti (12)
diciamo che sta qui:necrologi
Storie di rane e di scorpioni recidivi
Il bombardamento informativo, ultimamente, si espande a tutti i livelli possibili ed immaginabili.
Dalle cause della prima rivoluzione inglese, alla ricetta del risotto al limone (che non ho ancora sperimentato).
Per non parlare di chi crede di proferire opinioni degne di nota, o considerevolmente intelligenti.
Ed io, nell'esser razzista verso le terapie lobotomiche e le simpaticolisi (che figo trovare nuovi termini!) mal riuscite, ci sguazzo come un maiale nella merda (e adoro anche le similitudini di un certo livello).
Beato colui che, troppo poco intelligente, crede ancora nell'esistenza della Verità...beata ignoranza.
La Verità è nel silenzio di chi, immobile nell'entropia del mondo che lo circonda, sembra pensare ai massimi sistemi del mondo, e invece cerca un luogo dove attaccare la caccola della sua adorata narice.
La Verità è nell'occhio impassibile di Cesara Bonamici.
A metà del tragitto la rana sentì un dolore intenso provenire dalla schiena, e capì di essere stata punta dallo scorpione. Mentre entrambi stavano per morire la rana chiese all'insano ospite il perché del folle gesto.
-"Perché sono uno scorpione…" - rispose lui “è la mia natura!”.
impropriamente partorito dalla mente di crazyraincloud nel giorno mercoledì, 07 giugno 2006 alla qualora 22:03 | Perma...link | commenti (2)
diciamo che sta qui:non sapreifaccia lei
Se fossi (un test)
...quello del dna, e non di gravidanza.
Gentilmente fregato dalla cuggggina pelosina
Arte82misia, che freme nel sapere chi mi passa la roba avariata e come si vive a 4 km da casa sua. :)
Se fossi
un animale: siccome i batteri non rientrano nel regno animale, mi accontento di un cane o di un coniglio. O il panda.
Se fossi
un gelato: cestello alla fragola senza panna
Se fossi
un libro: uno nessuno e centomila senza alcuna ombra di dubbio (però avrei voluto scrivere l'Alchimista)
Se fossi
un'auto: sempre e solo la Inquecento bianca.
Se fossi
una moto: Scarabeo blu notte, o il vecchio "ciao" di mio zio
Se fossi
un giorno della settimana: il mercoledì perchè è verde, o il sabato perchè è arancione
Se fossi
un mese: marzo (non potevo nascere in un altro mese)
Se fossi
un santo: santonorè
Se fossi
una stagione: la primavera in inverno, l'inverno in estate e l'estate in primavera
Se fossi
un fiore: la calla
Se fossi
un colore: il bianco accecante e vertiginoso che li contiene tutti, ma il cocco di mamma è sempre l'azzurro turchese tendente al verde
Se fossi
un odore: quello della lavanda, o della vernice fresca vicino alla benzina
Se fossi
un vizio: la fame nervosa
Se fossi
una pietra preziosa: l'ametista o la rosa di Francia
Se fossi
un'emozione: l'immensità del vuoto e il troppo ossigeno alla testa, un po' come quando si sta sull'Everest (ma anche sulla collinetta di rimmato dell'Amiu vicino al teatroteam di Bari)
Se fossi
una canzone: non potrei mai sceglierne una sola...
Se fossi
un indumento: i jeans larghi quanto basta
Se fossi
un tessuto: di sicuro non il velluto; la ciniglia per motivi affettivi, o la lanetta pelosa per il semplice gusto di guardarla
Se fossi
un film: Arancia meccanica, in cui Malcom Mc Dowell dà consigli a Danny di Shining mentre si sottopone ad un lavaggio del cervello a base di The city of Angels...domanda limitativa anche questa. Il cinema è come la prole: non può esserci uno preferito
Se fossi
un mestiere: la psicologa del lavoro o la pubblicitaria, ma anche la manager, la collaudatrice di materassi, la critica televisiva o cinematografica, la pulitrice di noci, la scrittrice, la moglie di Kakà (ma per questo sono arrivata in ritardo), la ricca ereditiera, la responsabile dei concerti degli u2, and so on...
Se fossi
un'idea: quella giusta al momento giusto, geniale e divertente
Se fossi
una parolaccia: assodato che "cazzo" e "puttana" non sono parolacce ma appellativi,
vattlappigghjngoul oppure
facc d cazz, che significano rispettivamente "il mio auspicio è che tu possa usufruire dei piaceri corporei che un uomo nerboruto può provocare in te" e "ave, o celestiale viso che ricorda vagamente un membro"
Se fossi
un trofeo: la coppa del nonno, o il nobel (perchè lo danno a Stoccolma)
Se fossi
un piatto di pasta: indubbiamente l'amatriciana carica a pancetta magra, o la carbonara fatta come cristo comanda, o spaghetti sugo e olive snocciolate...
Se fossi
un dolore: il mal di pancia (eh eh)
Se fossi
uno strumento musicale: il pianoforte a coda color carta da zuccher che non saprò mai suonare e che mai nessuno mi regalerà
Se fossi
uno sport: il curling e il freestyle, l'atletica tutta
Se fossi
un elemento naturale: Il fuoco (cammina con me) che nasce solo dall'aria, ma non dimentico mai di provenire dall'acqua
Se fossi
un personaggio storico: Giovanna D'arco sempre ed ovunque!
Se fossi
una grande invenzione dell'umanità: la fotografia
Se fossi
un blogger: in quanto dadaista rinnego la natura di blogger...ma se potessi essere un'altra persona per un giorno, mi farei un giro in Arte per vedere come si sta con la salsedine nel sangue e il cuore incerottato: nel pargolo per provare la fanciullezza che rimpiango; Selvaggia Lucarelli per esser sposata un giorno con Laerte Pappalardo; personalità confusa che mi ha fottuto l'idea (io invento storie modificate da una vita); uno a caso che abbia rilevanza tanto da avere diritto di parola dappertutto. Per il resto, mi basto io.
impropriamente partorito dalla mente di crazyraincloud nel giorno domenica, 04 giugno 2006 alla qualora 18:36 | Perma...link | commenti (4)
diciamo che sta qui:test mio caro test
The baffled king composing hallelujah
Peggio del lunedì mattina, c'è la domenica mattina.
La domenica mattina ha un tasso di pericolosità inferiore solo ad una piacevole passeggiata in un caldo mattino di giugno. Tra le mine antiuomo.
Il mattino di giugno ovviamente è di una domenica.
Perchè la domenica è uno scassamento di palle, ma nonostante ciò tutti si accaniscono contro il lunedì.
Perchè se io fossi Dio, forse copierei Gaber...ma se fossi Dio, tutto ciò non accadrebbe.
Se fossi Dio, non mi sentirei in colpa per non esser andata a messa. E non mi sentirei neanche in colpa per non essere cristiana allineata, al punto giusto.
Non sarei costretta alla levataccia.
Dio non ha una madre che preme affinchè faccia ordine nella propria stanza.
Dio non ha una madre. E' libero di sguazzare nella propria merda.
E credo non abbia neanche una camera.
Dio non è costretto a vivere in funzione di una precaria stabilità vitale, e non soffre neanche di stitchezza. Dorme quando cazzo gli pare e solo se ne ha voglia. Niente tour de force, niente riesumo di energie latenti.
Niente peli superflui, ciclo e cellulite. E doppie punte.
Ma soprattutto: niente stanchezza.
Io non sarò Dio, ma lui non è me...
impropriamente partorito dalla mente di crazyraincloud nel giorno domenica, 04 giugno 2006 alla qualora 12:15 | Perma...link | commenti (7)
diciamo che sta qui:era meglio morire da piccoli
Accade anche questo
[Da precisare: Dell'Atti jr. dovrebbe essere li mio docente di economia aziendale. In un semestre non si è mai presentato. L'esame è nella terza settimana di giugno, ma se qualcuno per caso fa presente la divulgazione di questo articolo - che ne ha anche per il nostro Magnifico -nel mio blog, credo che dovrò rinunciare a laurearmi].
Dopo concorsi pilota, esami venduti e test truccati, nel mirino
dei magistrati ci sono ora decine di casi di nepotismo
L'università affare di famiglia
A Bari mogli e figli in cattedra
di ATTILIO BOLZONI
BARI - La stanza numero 24 è quella del professore Giovanni Tatarano, ordinario di Diritto privato. Suo figlio Marco insegna lì accanto, nella stanza numero 4. Sua figlia Maria Chiara riceve gli studenti proprio di fronte a papà, nella stanza numero 12.
Tutta la famiglia in un corridoio. E non come quegli altri, che si sono sparpagliati invece su quattro piani e sopra cinque cattedre. Quegli altri che si chiamano Dell'Atti, tutti parenti, tutti docenti.
Ma mai tanti e mai tanto esimi come i Massari, nove tra fratelli e nipoti e cugini, probabilmente la tribù accademica più numerosa d'Italia. Benvenuti all'Università di Bari, benvenuti nella città dove in pochi intimi si spartiscono il sapere e il potere.
Buongiorno, dov'è la stanza del professore Girone? "Girone chi?", risponde spazientito il vecchio custode di Economia e Commercio. Girone Giovanni il Magnifico Rettore o Girone Raffaella che è sua figlia?, Girone Gianluca che è suo figlio o Girone Sallustio Giulia che è sua moglie? In ordine, stanza numero 3, stanza numero 26, stanza numero 58, stanza numero 13. E aggiunge, sempre più infastidito il custode: "Poi se vuole parlare con un altro parente stretto dei Girone, ci sarebbe pure il dottore Francesco Campobasso, associato di statistica, che è il marito della professoressa Raffaella, quinto piano, stanza numero 19".
E' cominciato così il nostro viaggio in quel labirinto che è l'Ateneo pugliese, concorsi pilotati, test truccati, esami comprati e venduti, tentate estorsioni e una Parentopoli che è ormai al di là del bene e del male. Lo scandalo sta dilagando. E a Bari, per la prima volta la razza barona trema. Sussurri, voci, grida. Si sta scoprendo un vero verminaio nell'Università dalle più antiche tradizioni delle Puglie. Facoltà dopo facoltà, dipartimento dopo dipartimento. E anche sotto la spinta di una valanga di anonimi.
Sono tanti i Corvi che volano nel cielo di Bari in queste settimane di paura. Raccontano di tutto e di tutti, spiegano in lunghe lettere (con tanto di allegati grafici e di alberi genealogici) come una mezza dozzina di clan accademici hanno allungato le mani sull'Università. "Arrivano ogni mattina sulle scrivanie dei sostituti con la posta prioritaria", confessa il procuratore aggiunto Marco Dinapoli, il magistrato che coordina le indagini sulla pubblica amministrazione. Denunce di combine nelle commissioni esaminatrici, nomi, cognomi, favori incrociati per piazzare di qua e di là consanguinei o amanti, fidanzati e generi. Ci sono inchieste aperte dappertutto. A Veterinaria e a Matematica, a Scienze delle Comunicazioni, a Cardiologia, a Ginecologia, a Genetica, al Politecnico. Ma è Economia e Commercio - dove il rettore Giovanni Girone è ordinario di Statistica - che è il cuore della razza barona barese, è in quell'edificio grigio a cinque piani il suq delle cattedre.
Sono tutte qui le grandi famiglie accademiche, tutte super rappresentate a cominciare da quella del Magnifico fino agli illustrissimi Massari, tre fratelli - Giansiro, Lamberto e Lanfranco - e poi un nugolo di figli ricercatori. Concorsi a regola d'arte, carte naturalmente sempre a posto come vuole la legge. Tanto a vincere sono soprattutto i parenti. Il preside della facoltà si chiama Carlo Cecchi e allarga sconsolato le braccia: "A me i professori me li regalano le commissioni aggiudicatrici dei concorsi: cosa posso fare io? Io non sono mai stato nelle commissioni di esami".
Senza vergogna e senza pudore una dozzina di clan accademici, anno dopo anno, si sono impadroniti dell'Ateneo. "E' come se ci fosse stata una competizione tra alcuni professori a chi riusciva a collocare più membri del proprio gruppo familiare", commenta Nicola Colaianni, ex magistrato di Cassazione, il docente di Diritto pubblico nominato dal senato accademico a presiedere una commissione d'inchiesta sui buchi neri dell'ateneo. La sua relazione finale l'altro ieri è finita dritta dritta alla procura della Repubblica.
Ci sono i clan ad Economia e Commercio e ci sono quelli al Policlinico, altro girone infernale della cultura universitaria pugliese. Clan e ancora clan, lo scambio di promesse per un posto di ricercatore o di associato, i figli e i nipoti tutti specializzandi, sempre gli stessi nomi che occupano le stesse cattedre: i Ponzio a Lingue, i Foti al Politecnico e via via tutti gli altri. Fino alle grandi famiglie dei "professori" del Policlinico. Quasi tutti hanno trovato un dottorato di ricerca o un incarico nella stessa clinica del padre o dello zio o del cugino. A Psichiatria. A Ortopedia. A Neurochirurgia. A Endocrinologia. A Chirurgia generale. Un elenco infinito. Con il 40 per cento circa dei figli dei primari nella stessa facoltà dei padri e, molto spesso, nella stessa struttura operativa. Con l'età dei "fortunati" parenti a volte molto sospetta, mediamente dieci anni più bassa di quella dei loro colleghi senza blasone.
Privilegi di casta e anche qualcosa di più. Come quell'holding che gestiva concorsi con il trucco a Cardiologia, il fondatore della scuola barese Paolo Rizzon arrestato per associazione a delinquere "finalizzata al falso e alla corruzione", secondo i giudici un componente di rango di una sorta di Cupola che "dirigeva" gli affari della cardiologia. E non solo in Puglia. O come il primario di Ginecologia e ostetricia Sergio Schonauer, indagato per avere votato una commissione che avrebbe dovuto giudicare suo figlio Luca per un posto di ricercatore nella sua stessa clinica. E' la prepotente "normalità" di questa Bari universitaria che si sente impunita, è l'intrigo alla luce del sole, l'omertà delle complicità estese.
Rettore, ma cos'è questa sua Università, una sola grande famiglia? Prima Giovanni Girone travolge con la sua mole un gruppo di giornalisti e si fa sfuggire un magnifico "vaff...", poi si scusa, minaccia la solita querela a chiunque parli o scriva dei suoi e degli altri parenti cattedratici, finalmente si placa e ci fa entrare nella sua stanza. Alle sue spalle due grandi foto, una di Padre Pio e l'altra di Aldo Moro. E alla fine Girone sospira: "I nomi non c'entrano, i concorsi o sono corretti o non sono corretti. E nel caso di mia moglie e dei miei figli è stato tutto regolarissimo: quel che conta è soltanto la produzione scientifica". Così parla il Magnifico rettore dell'Università di Bari, l'ateneo delle grandi tribù.http://www.repubblica.it/2005/c/sezioni/scuola_e_universita/famibari/famibari/famibari.html
impropriamente partorito dalla mente di crazyraincloud nel giorno giovedì, 01 giugno 2006 alla qualora 09:48 | Perma...link | commenti (14)
diciamo che sta qui:io non mi sento italiana