That's me...maybe
(I just want you to know) Who I am
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Categorie (alla Kant però)
and the oscar goes toAnd the banner is...
Arterie e processi osmotici
--->Fotogallery<---Pubblicità per noi (ovvero: i caroselli di una volta non esistono più)


Bottoni senza asole
Si ritrovarono scaguratamente dirottati da queste parti
Disclaimer (non si sa mai)
Facciamoci riconoscere

Credits (ovvero: applausi)
Template: SaraDJ
impropriamente partorito dalla mente di crazyraincloud nel giorno sabato, 30 settembre 2006 alla qualora 17:06 | Perma...link | commenti (17)
diciamo che sta qui:io non mi sento italiana
Cose che bisogna assolutamente diffondere
Fuffy piange.impropriamente partorito dalla mente di crazyraincloud nel giorno giovedì, 28 settembre 2006 alla qualora 18:15 | Perma...link | commenti (4)
diciamo che sta qui:era meglio morire da piccoli, non sapreifaccia lei
Conducimi alla luce del giorno (ma anche: i sogni son desideri? 30 e 31)
impropriamente partorito dalla mente di crazyraincloud nel giorno lunedì, 25 settembre 2006 alla qualora 12:09 | Perma...link | commenti (6)
diciamo che sta qui:era meglio morire da piccoli, dreams are my reality, mamma tv, non sapreifaccia lei
impropriamente partorito dalla mente di crazyraincloud nel giorno venerdì, 22 settembre 2006 alla qualora 16:59 | Perma...link | commenti (2)
diciamo che sta qui:mamma tv
impropriamente partorito dalla mente di crazyraincloud nel giorno venerdì, 15 settembre 2006 alla qualora 23:50 | Perma...link | commenti (17)
diciamo che sta qui:
impropriamente partorito dalla mente di crazyraincloud nel giorno mercoledì, 13 settembre 2006 alla qualora 13:59 | Perma...link | commenti (5)
diciamo che sta qui:dreams are my reality


impropriamente partorito dalla mente di crazyraincloud nel giorno lunedì, 11 settembre 2006 alla qualora 13:11 | Perma...link | commenti
diciamo che sta qui:pensieri sparsi a volte siamo an
Ovvero: l’arte di programmare una trashmissione, che potrebbe benissimo diventare un attacco alla casa bianca. Nella fattispecie, ci si è fermati ad attaccare il sacrario della Madonna del pozzo.
Il setting: Capurso, una cittadina di poche anime famosa per il miracolo della Madonna di cui sopra, e per l’altissima percentuale di fabbriche di materassi.
Poi ci si accorge di un ragazzo sui trenta abbastanza capace, e questo inizia a fare tournè, fino a quando non torna all’ovile per la consacrazione ufficiale e la cittadinanza onoraria.
Programmato da settimane, il concerto di Checco Zalone sarebbe iniziato a breve. A differenza della missione precedente, questa era stata ponderata peggio di un attacco ad Alcatraz: a motivarci, il piacere che si trae nel sentire che l’italiano sgrammaticato della mia vicina guardona invadeva con abbastanza diletto il resto dello stivale; in poche parole, quella che in psicologia viene chiamata condivisione sociale delle emozioni unita a sadismo allo stato puro. Tra l’altro, era forte in me la voglia di sbeffeggiare tutti i miei cuginetti che volevano venire con me al concerto e farli rodere con la dedica in mano, un po’ come Giovanni in Tre uomini e una gamba.
Lo zaino con macchina fotografica, carta e penna, era pronto. I miei capelli pure: stavolta, data l’umidità che imperava da giorni, la stiratura era ineccepibile (anche se credo che Luca Medici avrebbe avuto piacere nel farsi ritrarre con Mafalda dei Peanuts).
Partita anche stavolta quando le galline andavano a letto, ricevo la telefonata immancabile di colei che da anni tormenta i miei momenti liberi come solo Maria De Filippi in fase digestiva sa fare (non a caso, condividono lo stesso nome): mia madre, che col suo tono di voce dal livello acustico pari a 110 decibel mi massacrava i timpani chiedendomi dove mi trovassi. Le racconto con la serietà che solo gli psicologi e i paraculi (e nel mio caso i due insiemi si intersecano) hanno, che sto partendo per il Bangladesh dove mi farò suora col nome di Suor Teresa D’Avila; con altrettanta serietà e senza aver colto la citazione televisiva, mi viene chiesto se stessi coltivando qualche strana “pianta da the”, ma come disse Battisti “lo scopriremo solo vivendo”.
Arrivati alle 21 quando l’inizio era previsto per le 20.30, si parte alla ricerca di un posto decente, ma mai gesto fu più insano di questo: ci ritrovammo ad essere quattro anime centrali rispetto al palco, ma circondate da gente talmente tanto truzza che Fabiano Reffe in confronto è il figlio di Rita Levi Montalcini e porta avanti studi decennali sul GABA.
La situazione non poteva che peggiorare, e ovviamente lo fece: il duo maschile che ci accompagnava nell’impresa decide di optare per il solito panemmerda (per il resto del mondo, dicesi panemmerda la roulotte famosa per i suoi panini alla chitemmurt su cui troneggia la testa della porchetta e il cui fetore di frittura parte da Bari e raggiunge Hong Kong) lasciando sola la componente femminile (cioè io e una Checco addicted) tra passeggini incastrati tra la gente, e una montagna di lardo di sesso femminile la cui arroganza avrebbe fatto incazzare persino il Dalai Lama.
La situazione non poteva che peggiorare, e ovviamente lo fece: la kubrikiana palla di lardo non si lavava da tempo immemore ed emanava un olezzo che mi riportò alla mente le fogne di Calcutta pur non essendoci mai stata, e non contenta di ciò decise di buttarsi all’indietro per scattare una foto, travolgendomi in pieno.
A questo punto della serata, considerando anche che i paninari non tornavano e che lo spettacolo non iniziava, ero abbastanza imbestialita da poter affrontare indistintamente Rikishi o Big Jimmy versione Crapanzano a mani nude. E la voglia di compiere la missione si allontanava, con immenso rammarico, accentuata quando sul palco sono saliti i presentatori informando le migliaia di persone che lo spettacolo sarebbe stato diviso in due parti: la prima con un complesso musicale, la seconda con l’esibizione di Luca Medici. In quel momento ho pensato seriamente di gettare la spugna, non prima di aver sperato che la band fosse Mal e i Primitives (è in programma un loro concerto ma non so quando).
Con un ritardo di due ore e un panino con la cotoletta in mano, lo spettacolo di Checco iniziava, e la gente tornava a cercare di accaparrarsi il posto migliore. La sfiga e la fame hanno voluto che noi ci trovassimo dietro al palco, accanto a delle grate.
Lo spettacolo è un exploit di risate e di colori, ma il bello arriva quando, oltre alla performance di Checco Consoli e del nonno di Povia, il comico propone un pezzo di un fantomatico nipote di Luigi Tenco: nulla di nuovo direte voi, se non fosse che questo nuovo personaggio è di Noicattaro, la nostra patria. Segue una rara interpretazione di “Vedrai Vedrai” in dialetto nojano che narra le gesta di un povero agricoltore alle prese con un raccolto scarso e una figlia alquanto zoccola. Uno spaccato di realtà tangibile (specie quando ci si chiede cosa dirà il paese della ragazza incinta), ma soprattutto la consapevolezza che
I soliti pezzi forti, Siamo una squadra fortissimi in chiusura accompagnata da uno spruzzo di coriandoli e cantata da tutti gli astanti; siamo una squadra fortissimi anche noi, specie se riusciamo a portare a termine questa missione che, aldilà della dedica, ha come obiettivo incontrare il pugliese napoletano.
Lo spettacolo finisce, e la missione ha inizio. Dopo aver tramortito un numero non quantificabile di persone per raggiungere le reti, riusciamo a trovare un posto davanti. Il comico ci sfugge dalle mani nonostante lo chiamassimo, e si infila in un gazebo chiuso il cui accesso era negato a parecchi, specie a noi. Dobbiamo assolutamente fare qualcosa, considerato che i due ragazzi avevano preferito due bionde a noi, noncuranti del fatto che brunettes do it better e che l’alcol fa male.
Luca sbuca dal gazebo, circondato da forze dell’ordine e parenti vari. Un ragazzo dello staff ha la disgrazia di passare davanti a noi, e non posso fare a meno di corromperlo, consegnandogli foglio e penna e raccomandandomi di far scrivere correttamente “Daveblog”. Dinanzi ai nostri occhi, Luca firma il mio pezzo di carta, e dopo pochi minuti, la dedica è tra le mie mani. E’ fatta anche stavolta, ma come Corrado insegna, non finisce qui.
Riusciamo a conoscere un tizio con un non meglio identificato pass, e attacchiamo bottone. Seguono tentativi di far pena, o di corruzione in piena regola sfruttando le imprese di famiglia: tutto per poter entrare nella zona off limits; dopo svariati complimenti alla stirpe nojana e la proposta di fare un film su Noicattaro (ma suppongo fosse un tentativo di polipaggine in piena regola), riusciamo furtivamente ad entrare.
Toccare Luca Medici è cosa impossibile: piuttosto, è più facile parlare dell’Ubermensch con Flavia Vento o provare l’esperimento del gatto di Schrodinger con Mike Bongiorno (che come tutti sanno, è immortale). Riusciamo solo a scattargli delle foto ravvicinate, e a comunicargli che il dialetto nojano non è roba sua. Poco male, dato che la dedica ormai è mia, ma è bello notare che il capursese chiedeva ai suoi compaesani di andare il giorno dopo a casa sua per gli autografi, e l’impressione dall’esterno era che fossero tutti parenti. E’ bello notare come un ragazzo comune di una cittadina comune sia l’artefice di un tormentone che ha combattuto contro i White Stripes, e per questo onore al merito.
Checco Zalone va via, e noi possiamo tornare alla nostra magione alquanto soddisfatti, con la minaccia di prenderci gusto e di tentare il colpaccio con qualche altra missione all’improvviso.
impropriamente partorito dalla mente di crazyraincloud nel giorno sabato, 09 settembre 2006 alla qualora 17:13 | Perma...link | commenti (7)
diciamo che sta qui:mamma tv, non sapreifaccia lei
Ronald McDonald e It sono cugini
Ho visto supersize me, e mi è bastato per farmi venire il disgusto, unita alla voglia di andare ad acqua per il resto dei miei giorni.
(e se invece di It provassimo con Sbirulino??)
impropriamente partorito dalla mente di crazyraincloud nel giorno venerdì, 08 settembre 2006 alla qualora 22:41 | Perma...link | commenti
diciamo che sta qui:era meglio morire da piccoli
impropriamente partorito dalla mente di crazyraincloud nel giorno giovedì, 07 settembre 2006 alla qualora 00:19 | Perma...link | commenti (1)
diciamo che sta qui:non sapreifaccia lei, and the oscar goes to




impropriamente partorito dalla mente di crazyraincloud nel giorno martedì, 05 settembre 2006 alla qualora 23:29 | Perma...link | commenti (10)
diciamo che sta qui:non sapreifaccia lei