Nome: Gio Gio... e di certo non sono il mio cognome. Non domandarci la formula che il mondo possa aprirti, sì qualche storta sillaba e secca come un ramo. Codesto solo oggi possiamo dirti: ciò che non siamo, ciò che non vogliamo
Pubblicità per noi (ovvero: i caroselli di una volta non esistono più)
Bottoni senza asole
Si ritrovarono scaguratamente dirottati da queste parti
*loading* fancazzisti,
online
stanno trovando una lenta morte in questo momento (chiedo venia per l'alto contenuto di puttanate...ma ve lo siete scelto voi! Non siete obbligati a stare qui! Scappate finchè siete in tempo! Emigrate verso lidi migliori! Un asino che vola!)
Disclaimer (non si sa mai)
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001 P.S. Piuttosto comprate la settimana enigmistica. O se preferite, l'ippica rimane pur sempre una cosa divertente.
Il template e la relativa immagine sono di mia proprietà e sono coperti da copyright: chi li tocca ha una scarica di diarrea mortale.
impropriamente partorito dalla mente di crazyraincloud nel giorno mercoledì, 31 ottobre 2007 alla qualora 09:51 | Perma...link | commenti (3)
diciamo che sta qui:
Mancano 6 giorni alla festa dell'anno, e mentre il mondo intero inizia a prepararsi per il Santo Natale facendo incetta di pastori e pecore, in attesa di dar vita ai presepi più noiosi della storia (sia chiaro: a casa mia il presepe si fa nel televisore rotto, e gli inchiappettamenti sono promiscui, non solo tra pecore)...una ristretta cerchia di persone dall'alto tasso di instabilità mentale attende trepidante il 31 ottobre, non tanto per celebrare la festa più copiata del mondo, ma per avere il pretesto per spasciarsi a merda o per assistere alle gag più esilaranti del mondo, e per parlarne negli anni a venire.
A seconda dei gusti.
Devo pensare positivo, specie se in mezza giornata:
sono andata a Bari in auto;
ho impiegato mezz'ora per trovare posto;
la macchina stava prendendo fuoco causa elevata temperatura del radiatore;
ho trovato posto...A JAPIGIA (ovvero: a 4 km di distanza dall'ateneo);
ho raggiunto a piedi l'ateneo mentre piovigginava e il freddo tagliava la faccia e soprattutto senza ombrello, con conseguente bagno di sudore;
arrivo in ateneo a sauna terminata e apprendo che la prof alla quale dovevo chiedere la tesi non è in ateneo;
non riesco a parlare con la segreteria didattica per il tirocinio;
non riesco a ritirare i moduli per la laurea;
non riesco a ritirare i moduli per l'iscrizione;
dopo aver raggiunto (sempre a piedi col freddo, la pioggia e senza ombrello) via Q. Sella (a 3 isolati dall'ateneo) e aver aspettato 15 minuti in attesa di trovare la prof, apprendo da Tristano (l'assistente scimmia a metà tra il destino di un cavaliere e il destino di un ominide) scopro che la prof non è neanche lì, ma ad altri 6 isolati (nella parte opposta, ovviamente);
ho raggiunto l'agognato posto, e dopo altri 20 minuti di attesa un personaggio secondario e non meglio identificato, passando dal corridoio, ci comunica che la prof non c'è poichè impegnata nelle sedute di laurea;
raggiungo (sempre a piedi bla bla bla) la Culonia, nella speranza di ricordarmi dove cippa avevo messo la macchina.
In tutto questo, il lato positivo è: ho macinato tanti km che la mia coscienza in fatto di fitness e moto è a posto per i prossimi 3 mesi.
Ho sognato di ritrovarmi in un Giappone non molto corrispondente a quello reale, ospitato da una famiglia disagiata con 4 figli, insieme ad alcuni miei parenti e Lavinia Grimani di Centovetrine.
Essendo stata catapultata lì senza preavviso, non avevo nè valigia, nè macchina fotografica nè soldi: il dolore provato nel poter comprare UNA CIPPA davanti agli infiniti gadgets è indescrivibile.
I miei parenti mi rassicuravano tentando di prestarmi qualche euro (che in Giappone servono a pochissimo, ma vabbè) e la loro fotocamera datata '15/'18, ma io cercavo di mettermi in contatto col mio mondo occidentale attraverso un pc dalla tastiera giapponese (ma va??) per farmi spedire il necessaire...con scarsi risultati.
Del Giappone non si vedeva una mazza poichè la casa dei poco abbienti era situata sulle montagne...ma anche sul mare: unica magra consolazione, la mattina mentre si rifacevano i letti (pure lì!!), era vedere le scolaresche di bambini che passeggiavano sul lungomare (sembrava quello di Bari) per raggiungere la scuola assieme alle loro maestre.
Ed una di queste era la Falcetta, mia professoressa di italiano del liceo.
Al momento, femmine battono maschi 3 a 0.
Ovviamente si accettano scommesse sul sesso degli ultimi 2.
impropriamente partorito dalla mente di crazyraincloud nel giorno mercoledì, 17 ottobre 2007 alla qualora 10:22 | Perma...link | commenti (2)
diciamo che sta qui:
Salta alle cronache la notizia secondo cui il nuovo premio nobel per la medicina è un italo americano, nato in Italia e trasferitosi in America. Roberto Capecchi, sebbene il nome dica il contrario, è italiano d'origine ma non di crescita.
Peccato - vien da pensare - un'altra opportunità mancata per lo Stivale di manifestarsi in tutto il mondo.
Peccato invece - si dovrebbe pensare - che l'Italia non avrebbe mai dato strumenti e possibilità a Capecchi, scappato dall'Italia insieme alla madre nel dopoguerra, per diventare quello che è diventato.
Se poi si considerano gli scandali dei test d'ammissione a medicina e i sorprusi nei confronti di chi quel test l'aveva superato onestamente...allora, caro Capecchi, mi sa che non tutti i mali vengono per nuocere.
La cicogna manda a dire che i nipotini non sono 3 ma due...deo gratias.
Tra una settimana sapremo se nascerà Alberto o Simona (o Giorgia...ovviamente i maggiorenni non hanno diritto di scelta). Il primo Zizì si appresta a nascere tra poco meno di un mese.
In compenso, oggi ho voluto fare la Calamity Jane provando l'omonimo hamburger.
Il verdetto è: fa talmente tanto cagare che dovrebbero chiamarlo Calamy i Jeans.
(Nella foto: Calamity Jane che aspetta l'hamburger al McDrive di Casamassima).
Supposto che mi è toccata una serata in un pub (carino, non c'è che dire) in quel di Molfetta (che da Nojaland equivale a dire culonia), nella quale mi sono presa ettolitri di acqua addosso perchè eravamo troppo all'avanguardia per ricordarci i DUE ombrelli che erano in macchina e ancor prima mi sono dedicata al piacere sadico dell'ustionarsi le papille gustative con dei panzerottini (ottimi, non c'è che dire) per poi mangiare una deludente piadina mentre gli altri racimolavano i soldi del conto...e come se non bastasse, dopo aver scoperto amaramente, al ritorno, che la porta di casa era rimasta aperta fino al mio ritorno (con annessa strizza per l'eventualità di una presenza estranea, fosse un ladro/drogato/poverammè/cane/ET) e aver dormito giusto mezz'ora,
ho sognato che:
Mi ritrovavo in un affittacamere (che, per quelli del posto, era a Biemme Arredamenti all'entrata di Ritigghiano) sul cui uscio trovavo una delle mie tante cugine dallo stesso nome, lì capitata per comprare la camera da letto per il suo matrimonio previsto per Gennaio 2009 nonostante la giovane età (in realtà non si sposa, anche se dopo 11 anni di fidanzamento sarebbe ora). La struttura altro non era che il nojanissimo Asilo dei Capuccini, nel quale ritrovavo la mia adorata Cicci; per un caso fortuito, ritrovavo il mio mave con una telecamera, impegnato in un pranzo e nell'incartaggio con non meglio definite squinze.
Scoprivo di esser lì per dormire, e scoprivo di ritrovarmi a dormire con lui (dormire, giuro) in un appartamento del tutto uguale (a parte per il colore delle pareti) a casa di mia sorella, anche se nella mia testa somigliava a quella di mio fratello.
Dopo la prima mezz'ora, pigiami indossati, mi ritrovo la camera da letto invasa dai parenti, con annesso Fuffy in cucina che guarda la tv sul suo divano-isola e con la su Vl-Vl; mi ritrovavo ad accampare scuse per giustificare la nostra presenza, equivoca, in quel posto.
Rimessi gli abiti civili, si partiva dalla Calabria (???) per tornare a casa. Durante il tragitto (io mave e mia madre!) ci ritrovavamo in un ospedale, dove nell'attesa venivo aggredita verbalmente da un anzianotto al quale praticavo una mossa di jujitsu spaccandogli il setto nasale...e i tentativi di denuncia si perdevano nel casino.
E in tutto ciò, mi ricordavo pure di avvisare mia madre che qualche minchione aveva lasciato il portone di casa aperto...