Nome: Gio Gio... e di certo non sono il mio cognome. Non domandarci la formula che il mondo possa aprirti, sì qualche storta sillaba e secca come un ramo. Codesto solo oggi possiamo dirti: ciò che non siamo, ciò che non vogliamo
Pubblicità per noi (ovvero: i caroselli di una volta non esistono più)
Bottoni senza asole
Si ritrovarono scaguratamente dirottati da queste parti
*loading* fancazzisti,
online
stanno trovando una lenta morte in questo momento (chiedo venia per l'alto contenuto di puttanate...ma ve lo siete scelto voi! Non siete obbligati a stare qui! Scappate finchè siete in tempo! Emigrate verso lidi migliori! Un asino che vola!)
Disclaimer (non si sa mai)
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Un grande passo l'abbiamo già fatto, ora mi aspetto degli altri.
E sia chiaro, io a psicologia ho rischiato di dare l'esame di statistica (che mi sta ancora aspettando) con questo personaggio.
E mentre ancora non mi capacito che quello che ho sentito possa essere vero (attendo le conferme di domattina, sperando siano smentite più che conferme), rabbrividisco al solo pensiero che possa essere realmente andata così.
L'unica cosa che riesco a fare, in questo momento, è pensare a quello che hanno provato.
Mi sento delusa e provo vergogna, da pugliese.
Provo vergogna perchè qualcuno ha fatto finta di non vedere, non si è dato da fare più del dovuto ignorando la sorte di due vite. Non ha agevolato il corso burocratico, facendo orecchie da mercante davanti a situazioni critiche in cui erano coinvolti personaggi degni di essere paragonati al gatto e alla volpe.
Provo vergogna perchè se c'è un colpevole, se c'è qualche essere umano in grado di fare questo (ed io qualche sospetto ce l'avrei), allora deve avere una morte lenta e dolorosissima, come quella che è toccata a Ciccio e Tore, vittime di un destino avverso...ma siamo in Italia, un paese che nonostante i mille problemi rimane ancorato ad una democrazia che impedisce la pena di morte.
E mi auguro che la vita del carcere, fatta di punizioni tra i carcerati, si dimentichi della democrazia una volta per tutte.
Ho assistito ieri sera allo scontro a Matrix tra Barbara Palombelli (un personaggio insulso a mio avviso, conl a flemma di Natolia dei Bulgari) e Giuliano Ferrara, riguardante la sua nuova lista pro-life.
Lista che, a quanto pare, sia nata dopo le vicende di Napoli riguardanti l'aborto di una signora, alla ventunesima settimana di gravidanza, poichè il feto soffriva della sindrome di Klinefelter.
Ora: ieri sera, sebbene lo reputi una persona abbastanza criteriosa, Giuliano Ferrara, ha sparato parecchie cazzate da Guinness.
Fondare un partito facendo leva su un tema che è sempre stato critico e rilevante per l'Italia pensante e sottoposta alla rivoluzione sessista, è facile.
Diventa ancor più facile se lo si fa in periodo di campagna elettorale, con imminenti elezioni.
Scriteriato, ancor di più, è l'abbandonare un programma di un certo calibro per concedersi in tutto e per tutto ad un obiettivo a mio avviso utopico.
Ha senza ombra di dubbio un valore fondato il programma, di tre punti, che fa da manifesto al movimento (nessuna donna può essere obbligata ad abortire; nessuna donna può essere punita perché rifiuta la maternità; tutte le donne devono essere libere di non abortire), ma totalmente inutile dinanzi alle sue argomentazioni.
Si, perchè può andar bene voler fare il ministro della salute, va bene voler avere seggi in Senato, va benissimo considerare Ratzinger teologo e non Papa, ancora meglio essere indomito e fare il test per la sindrome di Kilinefelter, affermando di avere testicoli piccoli (finiti su una pagina del Foglio) e grandi mammelle (che avevamo già notato)...ma non credo sia giusto costringere una neomamma a crescere un feto malato.
Personalmente, credo che costringere un essere umano a vivere incatenato alla propria malattia sia una violazione dei diritti dell'uomo.
Lo è non tanto per una mancanza di voglia o per un senso di vergogna dei genitori, ma perchè sfiderei chiunque a crescere un figlio con seri problemi.
Facile a dirsi quando i figli sono quelli dell'altri.
Facile essere contro una mamma che abortisce a 21 settimane perchè per il figlio che porta in grembo si prospetta un futuro da menomato, con gravi deficit cognitivi, ed eventuali (non tanto eventuali direi) problemi di inserimento nella società.
In fondo, se non riusciamo a risolvere il problema del bullismo nelle scuole, vedo difficile riuscire ad infondere la tolleranza nei confronti di chi è diverso da noi.
Un grave problema, quello di Ferrara, che per parlare con quei toni dell'aborto e della correttezza nel decidere di portare avanti una gravidanza non conforme, evidentemente non ha vissuto cosa vuol dire la possibilità di avere un figlio gravemente malato.
E meglio delle nostre parole, che abbiamo vissuto (seppur relativamente) il dolore di decidere di perdere un bambino con quella sindrome (che non è una malattia, ma costringe la persona e i suoi cari ad una vita non proprio facile) e che conosciamo cosa vuol dire vivere con sofferenza, ci sono le parole più efficaci di un ex feto malato:
Chi si batte tanto a parlare di vita, di diritto alla vita, temo che ne sappia ben poco del vero valore di questa parola, forse parliamo tanto di diritto alla vita di questi tempi perché ci sembra di vivere passivamente e allora ci battiamo più che per il diritto di vita degli altri per riaccendere la nostra volontà di vivere.
Caro Ferrara, stavolta mi sa che hai toppato.
Stavolta, mi sa che avremmo preferito vederti così.
Anche oggi si muore per il calcio, resta solo da capire dove inizia l'errore e finisce il segreto di Stato.
La cosa orrenda non è in sè la morte di un giovane tifoso NON violento che spinto dalla passione (quella che muove il mondo, alla fine) supporta la sua squadra ovunque.
La cosa orrenda è vedere due pesi due misure, per cui la morte di Raciti vale di più di un giovane dalle grandi ambizioni (forse perchè è stato un incidente in cui sono coinvolte le forze di Stato? Mi viene da pensare).
E ancora più orrendo è vedere che sono le lobbies a decidere le sorti di quello che deve essere uno sport il cui intento è il divertimento. Sono loro a decidere che bastano 10 minuti di ritardo invece di un anno di stop.
E scusatemi se è poco, ma mi indigno da qualcosa verso cui provo profondo schifo.
Continuo a non capire come si possa morire per sbaglio.
Siamo in tre in macchina, se qualcuno ha bisogno di un passaggio...
Salta alle cronache la notizia secondo cui il nuovo premio nobel per la medicina è un italo americano, nato in Italia e trasferitosi in America. Roberto Capecchi, sebbene il nome dica il contrario, è italiano d'origine ma non di crescita.
Peccato - vien da pensare - un'altra opportunità mancata per lo Stivale di manifestarsi in tutto il mondo.
Peccato invece - si dovrebbe pensare - che l'Italia non avrebbe mai dato strumenti e possibilità a Capecchi, scappato dall'Italia insieme alla madre nel dopoguerra, per diventare quello che è diventato.
Se poi si considerano gli scandali dei test d'ammissione a medicina e i sorprusi nei confronti di chi quel test l'aveva superato onestamente...allora, caro Capecchi, mi sa che non tutti i mali vengono per nuocere.
Ieri sera, tra una pizzetta e un panzerotto dell'Arca (e soprattutto: dopo aver fatto il bagnetto alla bambina più posseduta che io conosca...ma in realtà lei l'ha fatto a me), ho apprezzato davanti alla tv dei miei Apocalipse show.
Già lo spot era a dir poco flesciante (e la Chiesa a sfrugugliare i maroni, perchè non si tirano le mele alle suore: andatelo a dire a mia nipote, che la sua suora la sfanculizza direttamente e senza passare dal via).
Funari è palesemente un investimento enorme, ed è stato sedato a dovere affinchè non faccia cazzate (ma ti prego, Gianfranco: facci una delle tue!): basti pensare che Massimo Ranieri per il suo show fu relegato in un sottoscala, mentre per Funari uno studio enorme con annessa scenografia, Didi Ballandi e Cuggia, De Luigi e Ortega (sperando di vivere della scia di successo di Morandi).
Funari non c'è, fa l'ombra di se stesso. Dupalle, penso.
Fino a quando si imbatte in un monologo che definire eccellente è poco: retorica (filosoficamente parlando) allo stato puro, inizia a spalare merda sulla tv e su Raiuno. Livello altissimo ed irraggiungibile: andate a vedere la Corrida se non ci arrivate.
Si rivela sempre più un azzardo: alla vista dei Whiter shade of pale penso che è ora di svenire dalla goduria. Ma reggo.
Con la ricomparsa di Federico Salvatore (Petrofò, dove sei???) vedo la Madonna che canta Azz.
Ma siccome siamo a Raiuno, Funari castrato: parla di siccità (ma lode per il gioco della torre su Berlusconi e Prodi).
Momento da Il senso della vita: classifiche...già visto.
E dopo aver letto metà dell'intero post, arriva la rivelazione: non è di questo che volevo parlare.
Nella prima parte del programma, dopo l'esibizione del padre del twist, arriva il rappresentante dello Stato di Tuvalu, un arcipelago accanto alla Nuova Zelanda popolato da soli 18.000 abitanti. Premessa: il documentario di Al Gore, al solo sentirne parlare, mi fa venire ansia e attacchi di panico. Figuriamoci se lo vedessi.
A causa dell'innalzamento dei mari, lo Stato di Tuvalu sta scomparendo: uno degli atolli è già diventato un'accozzaglia di pietre, e l'isolotto principale è quotidianamente eroso. Così il mare sradica gli alberi, e le famiglie si ritrovano le onde in casa nel cuore della notte.
Nel giro di 15 anni lo stato scomparirà totalmente, ritrovandosi così costretto a chiedere ospitalità alla Nuova Zelanda (ma poi, gliel'hanno concesso un fazzoletto di terra?? Perchè nel caso li ospito io).
Inquietante già di suo. Se poi iniziate a pensare a cosa si provi ad avere un'onda anomala in casa, o addirittura a non averla più una casa, ancora peggio.
La cosa ancor più inquietante è che (e trattandosi di mare mai figura retorica fu più azzeccata) siamo tutti sulla stessa barca. E in questo caso, è un Titanic.
Non ho potuto fare a meno di pensare che tra una cinquantina d'anni, forse meno, avrò anche io una casa al mare. E cuggì molto probabilmente una casa potrebbe non avercela (cuggì, per ogni cosa mi casa es tu casa, ma per ammazzare il tempo inizia a toccare ferro). L'albergo delle Nazioni non ci sarà più, e a Bari i polpi si arricceranno a Carbonara.
In tutto questo, un'amara considerazione: le generazioni a venire ci rinfacceranno in eterno di non aver fatto nulla per evitarlo (in fondo, non ci ha salvati neanche il protocollo di Kyoto), e non so voi, ma io un po' merda mi sento.
Se Niotoputapu fa la stessa fine, rapisco Bush e lo vendo ad etti.
Nel frattempo, inizio ad ordinare le villette.
Le fatiche dei riti della Settimana Santa sono passate.
E' arrivato il momento della colomba.
La Pasqua, la redenzione dello spirito.
Oggi abbiamo capito che ogni vita umana ha un peso diverso, e che la sua molto probabilmente non valeva l'impegno del governo italiano (tra l'altro, non faceva manco notizia).
Oggi l'agnello lo fa lui.
Mi scuso in anticipo per il tono che verrà usato.
Non solo mi hanno posticipato l'esame, ma è anche caduto il governo.
Hanno assaporato il panettone, ma non arrivano alla colomba.
In memoria di questo.
E ora, scusate: UAHUAHAUHAUAHAUHAUAHUAHAUHAUAHUA AUH UAHAUHAUAHAUHAU HAU AHUAHUAHAUHAUAHAUAHU.
(Tutti con le schede elettorali alla mano).
Non sono la persona adatta per disquisire sul pietosismo che la vicenda Raciti porta in dote, tantomeno potrei trovare le forze per farlo dopo 5 ore di trasferta (e mai termine fu più consono) barese.
E' stato detto di tutto, non da meno il nostro Matarrese che afferma che i morti del calcio fanno parte di questo grandissimo sistema.
Qui, il mio cervello abbastanza in pappa ha materializzato dal nulla Checco Zalone e le sue famigerate parole:
Brigadiè...scià, la rissa in un matrimonio, ci sta tutta!
Poi ho ricordato il mitico duo Antonio & Vincenzo, e Punta Perotti.
E tutto, nella illogicità, acquisisce senso.
Ma pensandoci bene, da Heysel sono passati 22 anni, mica bruscolini. Dave ci ha ricordato che coloro i quali venerdì indossavano il passamontagna nero, il giorno dopo hanno messo su il sacco bianco e hanno scortato Sant'Agata per Catania.
Giove, non da meno, ha sentenziato: il cammino dal passamontagna nero al sacco bianco è molto breve, ma quello dal passamontagna nero al pigiama a strisce è lunghissimo.
E come dargli torto??
C'è poi chi, come sempre, ci ha marciato su e ha riesumato il cadavere (e anche qui, mai termine fu più consono) di quel martire di Giuliani, che da brigante si è visto intitolare una sala del Senato: anche in questo caso, come con Caruso, il passo dall'estintore al Senato è breve (però c'è da essere onesti: la titolazione la meritava di più Nadia Desdemona Lioce, che il carabiniere lo fece realmente fuori).
E tutto, nella illogicità, acquisisce senso.
Poi arriva l'illuminazione: la sospensione.
Come al liceo.
D'accordo se la si usa come riflessione: il caso fa notizia, ne parlano tutti, si blocca parte dell'economia perchè ci rimettono sky e il digitale terrestre (oltre che gli stadi e soprattutto i punti di scommesse sportive, che campano sul campionato!)...ma a lungo andare diventa un palliativo per cercare la soluzione migliore.
Il prototipo da copiare c'è ed è quello inglese.
Al momento, abbiamo solo un morto e una trentina di galeotti che tra qualche giorno torneranno a respirare l'aria della Sicilia.
Ovvio che, se consideriamo che al governo c'è uno che prima fa l'indulto e poi fa una proposta di legge contro la negazione dell'olocausto (della serie, come recita sempre Giove: rischio di andare in galera per una barzelletta sugli ebrei a causa di una legge firmata da uno che dalla galera ha fatto uscire i criminali veri), allora capisci che la logica non è di questo mondo, almeno in italia.
E tutto, nella illogicità, acquisisce senso.
[Ma, come disse Vasco in tempi peggiori: anche se questa condizione, un senso non ce l'ha].
Per Welby sono sempre stati gli altri a fissare quel "deve".Quello che è successo oggi è la dimostrazione che il governo, di qualsiasi schieramento sia, fa di tutto affinchè i suoi cittadini agiscano non supportati dalla legge.
Forse perchè in Italia le leggi, a volte, continua a farle la Chiesa.
O forse perchè qui da noi si gode nel mietere vittime, un po' come successe in illo tempore per Moro.
Piergiorgio Welby è morto ieri alle 23.59. Aldilà di ogni retorica, oserei dire: è finalmente morto.
E' dai tempi dell'editto di Costantino che l'essere umano segna traguardi di sconfinata grandezza verso il raggiungimento della propria identità di uomo (quella che lo distingue dalle bestie, in quanto applicazione pratica del pensiero); l'Italia ovviamente è rimasta all'editto di Costantino.
Se Welby fosse nato a circa 1600 km da Roma, ad Amsterdam, avrebbe avuto il diritto di farsi uccidere, senza che qualcuno potesse accusare il suo "carnefice" di omicidio, o ritenere che le cure e il respiratore non sono accanimento terapeutico.
Perchè se è vero che dinanzi alla legge siamo tutti uguali, lo dobbiamo anche essere nel diritto di farla finita.
Finalmente. Welby è in un altro posto, non è dato sapere se migliore o peggiore di questo.
Ha ricevuto il suo regalo di Natale: non arrivare a Natale.
E noi, abbiamo avuto la nostra storia di Natale, alla pari di quelle di Dickens o quelle strappalacrime della Disney...quelle per cui se non hai un pensiero malinconico che ti faccia riflettere su quella che comunemente chiamano Vita o sul senso delle nostre azioni, allora ci sono molte probabilità che tu venga aggregato alle bestie di Satana.
O forse, solo chi le ha vissute da vicino può capire certe cose.
Il modo migliore per salutare una persona come poche (e di lodare il gesto del suo medico), è con alcune righe della lettera a Napolitano [postilla: Napolitano in Italia ha potere almeno quanto la Yespica al bagaglino: se non si è capito, non vale una cippa], poesia pura:
Io amo la vita, Presidente. Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude. Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso – morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita – è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. Il mio corpo non è più mio ... è lì, squadernato davanti a medici, assistenti, parenti. Montanelli mi capirebbe. Se fossi svizzero, belga o olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo ma sono italiano e qui non c’è pietà.
Ministro Tremonti: Noto che il signor Prodi continua a ridere: evidentemente non ha capito quello che ha fatto. Ma non si preoccupi, gli italiani l'hanno notato.
(Dopo questa, potrei scrivere i testi per Fini!!)
Pensiero del giorno.
Qualcuno spieghi ad Anfitriona che Gesù non ha ingannato Marcellino pane e vino inducendolo subdolamente alla morte.
Prima il calcio. Poi Vittorio Emanuele (politicamente schierato). E il portavoce di Fini. Ora, oltre la juve, anche il Milan (il cui proprietario è noto a tutti). Oggi Raffaele Fitto. Questa si che è persecuzione.
Viva la democrazia e chi la profetizza...
[Tra un po' inizieranno a riaprire i processi a Berlusconi, e faranno fuori i pesci grossi. E si scoprirà che i fratellini di Gravina sono stati catturati dallo stesso Silvio per venderli ai cinesi che ne faranno un ottimo brodo].
[Da precisare: Dell'Atti jr. dovrebbe essere li mio docente di economia aziendale. In un semestre non si è mai presentato. L'esame è nella terza settimana di giugno, ma se qualcuno per caso fa presente la divulgazione di questo articolo - che ne ha anche per il nostro Magnifico -nel mio blog, credo che dovrò rinunciare a laurearmi].
Dopo concorsi pilota, esami venduti e test truccati, nel mirino dei magistrati ci sono ora decine di casi di nepotismo
L'università affare di famiglia A Bari mogli e figli in cattedra
di ATTILIO BOLZONI BARI - La stanza numero 24 è quella del professore Giovanni Tatarano, ordinario di Diritto privato. Suo figlio Marco insegna lì accanto, nella stanza numero 4. Sua figlia Maria Chiara riceve gli studenti proprio di fronte a papà, nella stanza numero 12. Tutta la famiglia in un corridoio. E non come quegli altri, che si sono sparpagliati invece su quattro piani e sopra cinque cattedre. Quegli altri che si chiamano Dell'Atti, tutti parenti, tutti docenti.
Ma mai tanti e mai tanto esimi come i Massari, nove tra fratelli e nipoti e cugini, probabilmente la tribù accademica più numerosa d'Italia. Benvenuti all'Università di Bari, benvenuti nella città dove in pochi intimi si spartiscono il sapere e il potere. Buongiorno, dov'è la stanza del professore Girone? "Girone chi?", risponde spazientito il vecchio custode di Economia e Commercio. Girone Giovanni il Magnifico Rettore o Girone Raffaella che è sua figlia?, Girone Gianluca che è suo figlio o Girone Sallustio Giulia che è sua moglie? In ordine, stanza numero 3, stanza numero 26, stanza numero 58, stanza numero 13. E aggiunge, sempre più infastidito il custode: "Poi se vuole parlare con un altro parente stretto dei Girone, ci sarebbe pure il dottore Francesco Campobasso, associato di statistica, che è il marito della professoressa Raffaella, quinto piano, stanza numero 19".
E' cominciato così il nostro viaggio in quel labirinto che è l'Ateneo pugliese, concorsi pilotati, test truccati, esami comprati e venduti, tentate estorsioni e una Parentopoli che è ormai al di là del bene e del male. Lo scandalo sta dilagando. E a Bari, per la prima volta la razza barona trema. Sussurri, voci, grida. Si sta scoprendo un vero verminaio nell'Università dalle più antiche tradizioni delle Puglie. Facoltà dopo facoltà, dipartimento dopo dipartimento. E anche sotto la spinta di una valanga di anonimi.
Sono tanti i Corvi che volano nel cielo di Bari in queste settimane di paura. Raccontano di tutto e di tutti, spiegano in lunghe lettere (con tanto di allegati grafici e di alberi genealogici) come una mezza dozzina di clan accademici hanno allungato le mani sull'Università. "Arrivano ogni mattina sulle scrivanie dei sostituti con la posta prioritaria", confessa il procuratore aggiunto Marco Dinapoli, il magistrato che coordina le indagini sulla pubblica amministrazione. Denunce di combine nelle commissioni esaminatrici, nomi, cognomi, favori incrociati per piazzare di qua e di là consanguinei o amanti, fidanzati e generi. Ci sono inchieste aperte dappertutto. A Veterinaria e a Matematica, a Scienze delle Comunicazioni, a Cardiologia, a Ginecologia, a Genetica, al Politecnico. Ma è Economia e Commercio - dove il rettore Giovanni Girone è ordinario di Statistica - che è il cuore della razza barona barese, è in quell'edificio grigio a cinque piani il suq delle cattedre.
Sono tutte qui le grandi famiglie accademiche, tutte super rappresentate a cominciare da quella del Magnifico fino agli illustrissimi Massari, tre fratelli - Giansiro, Lamberto e Lanfranco - e poi un nugolo di figli ricercatori. Concorsi a regola d'arte, carte naturalmente sempre a posto come vuole la legge. Tanto a vincere sono soprattutto i parenti. Il preside della facoltà si chiama Carlo Cecchi e allarga sconsolato le braccia: "A me i professori me li regalano le commissioni aggiudicatrici dei concorsi: cosa posso fare io? Io non sono mai stato nelle commissioni di esami".
Senza vergogna e senza pudore una dozzina di clan accademici, anno dopo anno, si sono impadroniti dell'Ateneo. "E' come se ci fosse stata una competizione tra alcuni professori a chi riusciva a collocare più membri del proprio gruppo familiare", commenta Nicola Colaianni, ex magistrato di Cassazione, il docente di Diritto pubblico nominato dal senato accademico a presiedere una commissione d'inchiesta sui buchi neri dell'ateneo. La sua relazione finale l'altro ieri è finita dritta dritta alla procura della Repubblica.
Ci sono i clan ad Economia e Commercio e ci sono quelli al Policlinico, altro girone infernale della cultura universitaria pugliese. Clan e ancora clan, lo scambio di promesse per un posto di ricercatore o di associato, i figli e i nipoti tutti specializzandi, sempre gli stessi nomi che occupano le stesse cattedre: i Ponzio a Lingue, i Foti al Politecnico e via via tutti gli altri. Fino alle grandi famiglie dei "professori" del Policlinico. Quasi tutti hanno trovato un dottorato di ricerca o un incarico nella stessa clinica del padre o dello zio o del cugino. A Psichiatria. A Ortopedia. A Neurochirurgia. A Endocrinologia. A Chirurgia generale. Un elenco infinito. Con il 40 per cento circa dei figli dei primari nella stessa facoltà dei padri e, molto spesso, nella stessa struttura operativa. Con l'età dei "fortunati" parenti a volte molto sospetta, mediamente dieci anni più bassa di quella dei loro colleghi senza blasone. Privilegi di casta e anche qualcosa di più. Come quell'holding che gestiva concorsi con il trucco a Cardiologia, il fondatore della scuola barese Paolo Rizzon arrestato per associazione a delinquere "finalizzata al falso e alla corruzione", secondo i giudici un componente di rango di una sorta di Cupola che "dirigeva" gli affari della cardiologia. E non solo in Puglia. O come il primario di Ginecologia e ostetricia Sergio Schonauer, indagato per avere votato una commissione che avrebbe dovuto giudicare suo figlio Luca per un posto di ricercatore nella sua stessa clinica. E' la prepotente "normalità" di questa Bari universitaria che si sente impunita, è l'intrigo alla luce del sole, l'omertà delle complicità estese.
Rettore, ma cos'è questa sua Università, una sola grande famiglia? Prima Giovanni Girone travolge con la sua mole un gruppo di giornalisti e si fa sfuggire un magnifico "vaff...", poi si scusa, minaccia la solita querela a chiunque parli o scriva dei suoi e degli altri parenti cattedratici, finalmente si placa e ci fa entrare nella sua stanza. Alle sue spalle due grandi foto, una di Padre Pio e l'altra di Aldo Moro. E alla fine Girone sospira: "I nomi non c'entrano, i concorsi o sono corretti o non sono corretti. E nel caso di mia moglie e dei miei figli è stato tutto regolarissimo: quel che conta è soltanto la produzione scientifica". Così parla il Magnifico rettore dell'Università di Bari, l'ateneo delle grandi tribù.
Come avevo promesso, rieccoci a parlare dei massimi sistemi di politica interna italiana. Ho aspettato con ansia questo momento! Ho le mani nella nutella e sto godendo come una vacca svizzera (che, a quanto pare, è molto diversa da quelle che ho visto ieri): quasi quasi ci scappa anche qualche giochino...qualcuno si offre? Nessuno...peccato, un'occasione sprecata! Dicevo: la sinistra inizia a dare segni di cedimento, o meglio, pone paletti e basi per un futuro crollo. Per la serie: facciamoci pure del male, ma l'abbiamo voluto noi. Fatto sta che un gruppo di estremisti della sinistra ha bruciato bandiere israeliane in piazza a Milano, offendendo anche il padre di Letizia Moratti (sopravvissuto a Dachau). La notizia, da fonte obiettiva, è qui. Tra l'altro iniziano a battibeccare per i posti in parlamento. Mi sa che a furia di mangiare pop corn diventerò anche io una mucca svizzera. Devo assolutamente reagire...