That's me...maybe

(I just want you to know) Who I am
C'è chi osa commentare
Nelle precedenti puntate
Categorie (alla Kant però)
and the oscar goes toAnd the banner is...
Arterie e processi osmotici
--->Fotogallery<---Pubblicità per noi (ovvero: i caroselli di una volta non esistono più)


Bottoni senza asole
Si ritrovarono scaguratamente dirottati da queste parti
Disclaimer (non si sa mai)
Facciamoci riconoscere

Credits (ovvero: applausi)
Template: SaraDJ
Ciao Pino, ti stimo tantissimo
impropriamente partorito dalla mente di crazyraincloud nel giorno mercoledì, 25 giugno 2008 alla qualora 14:45 | Perma...link | commenti (15)
diciamo che sta qui:mamma tv
impropriamente partorito dalla mente di crazyraincloud nel giorno giovedì, 26 luglio 2007 alla qualora 20:18 | Perma...link | commenti (5)
diciamo che sta qui:mamma tv
E t'arrcurd aqquann candavam la canzòn?
impropriamente partorito dalla mente di crazyraincloud nel giorno mercoledì, 18 luglio 2007 alla qualora 18:37 | Perma...link | commenti (13)
diciamo che sta qui:mamma tv
Siamo tutti sulla stessa barca. Il Titanic.

impropriamente partorito dalla mente di crazyraincloud nel giorno domenica, 29 aprile 2007 alla qualora 10:16 | Perma...link | commenti (22)
diciamo che sta qui:era meglio morire da piccoli, mamma tv, io non mi sento italiana
impropriamente partorito dalla mente di crazyraincloud nel giorno domenica, 04 marzo 2007 alla qualora 16:20 | Perma...link | commenti (10)
diciamo che sta qui:mamma tv, pensieri sparsi a volte siamo an
Il Festival. Non c’è santo che tenga (Remo escluso): il vero Festival è quello di Pippebbaude (e quella del giovedì è la serata migliore in assoluto). Calamita l’attenzione sull’evento, e tutti si sentono italiani. Scenografia spettacolare, scivolo ambiguo, e l’ospitata dei bambini rap fa pensare a risvolti pedopornografici. Mi aspetto il coup de theathre, come in ogni amministrazione Baudesca. Dopo lo scempio dell’anno scorso, sarebbe stato migliore anche il tendone del circo Zavatta: 8-
Pippo Baudo: animale da palcoscenico, domina la scena dando dimostrazione della sua preistorica esperienza; animale e basta quando regala a Nelly Furtado la corona mortuaria di funeralesca memoria: in questo caso, Baudo Pippa. Istrionico, ma Bongiorno è più umano: 8
Michelle Stunziker: porta sul palco dell’Ariston le reminiscenze del fresco Tic Tac, ed ogni singolo astante si aspetta lo stacchetto musicale quando le fanno indossare l’abito bianco. Spiegatele che la gag col Meneguzzo fa molto “vi ricordate quando ero a Zelig?”. Un dubbio: la frangetta ce l’ha o no? E le 500 rose rosse gliele avrà mandate Ranieri?? I’m a Barbie girl: 8+
I big
Al Bano: nun se ne po’ più. Il fatto che gli sia riuscita bene La mia vita (de gustibus) non implica l’ammorbarci l’anima con canzoni sulla falsa riga di quella. Mio padre è ancora convinto che la canzone sia rivolta a Romina e la figlia (sostiene di averlo letto al Polivalente, su qualche giornale).Appartengono al Pleistocene i bei tempi di Felicità, di cui la sottoscritta subiva il plagio mentale durante le soleggiate domeniche da bambina, nella sua stanzetta, con la radio della mamma accesa, e imitava la divina Romina Power nelle movenze di spalla. Musica da Puccini, parole di Zero, o meglio: parole 0. Duetto coi bianchi per caso moltiplicatisi, c’era pure il capellone dalle doppie punte (o era Marilyn Manson??). La solita solfa: 4.5
Leda Battisti: reminiscenze di Un fiume in piena. Canzone orecchiabile, lei truccata da Regan dell’Esorcista, giovedì esibisce un abito bianco: sono i ritagli dell’abito della Stunziker. Kledi tenta di copulare sul palco, ma Vessicchio lo blocca. Posseduta: 7-
Marcella e Gianni Bella: il fatto che quello del 2007 sia il Festival della Famiglia non giustifica la demolizione di un mito quale Montagne verdi. Del resto, non ho ancora capito se quelle che sfoggia sono tette o tonsille: per non smentire il liet motiv, invita le pseudo Supremes: sostengo fermamente che siano prodotte dallo stesso produttore delle Pseudo patatine, o dei Choco Pinucch. Insulsi: aridatece i conigli dal muso nero…5
Fabio Concato: oltre a quello alle famiglie, questo Festival ha un altro tema centrale. Il tutto si snoda all’urlo di un “riabilitiamo gli anziani”. Concato lo prende in parola e scrive una canzone sugli anziani. Riesce a far rimpiangere stroncature come Rosalina (canzoni più beote di questa solo Tiziano Ferro e Meneguzzo sono riuscite a farle). Eccellente Zarrillo (dopo il concerto nojano lo amo ancora di più), De Piscopo del tutto assente: sembrava Dodi Battaglia dei Pooh senza Duracell. Ne potevamo fare a meno: 5
Simone Cristicchi: vincitore assicurato, mi gioco 100 euro e la credenza. Canzone eccellente, testo impeccabile, teatralità spiccata, fa dimenticare
Johnny Dorelly: canzone poco sanremese, ma merita. Accademico ed impeccabile, peccato che Bollani gli rubi la scena e lo prenda a badilate di cogliona. Gloria Guida lo guarda commossa: dagli occhi gli spuntano delle lacrime…ah no, è collagene che cola. Maestria consolidata: 9
Francesco & Roby Facchinetti: al loro posto avrei preferito di gran lunga i Milli Vanilli: almeno cantando in playback non avrebbero stonato. Sul palco, il padre si vergogna del figlio e mette gli auricolari per sentire solo la sua voce (della serie Fottiti idiota). Il figlio avvicina il cranio a quello del padre, che vuole prenderlo a capocciate. Giovedì NON stona, ma al suo posto stona Anggun…o forse era il verso del ghepardo che aveva scuoiato per vestirsi (e lo zoo Safari reclama la parcella). Tappi alle orecchie per noi: 4
Amalia Grè: per molti, ma non per tutti. Mario Biondi fenomeno, da tenerlo sul comodino per la sveglia. Non sono riuscita a vederlo: nella mia mente Mario Biondi è obeso e nero, e così dev’essere. Un consiglio: avvisatela che hanno inventato le pinzette per le sopracciglia. Estetica: 7.5
Mango: risparmia sul cachet e come ospite invita
Piero Mazzocchetti: e chi cazz’è? Canta con Amy Stewart, che per l’occasione indossa una giacca tricolore rubata a Renato Zero. Dopo secoli non ha ancora imparato l’italiano, e canta in inglese: spiegatele che è permesso solo a Schumacher. Il suo agente è un mito: finisce di cantare e gli dona il gesto dell’ombrello. Evanescente: 10 per il manager, lui non pervenuto.
Paolo Meneguzzi: la musica è
Milva: sarà che ricorda la cotonatura di Iva Zanicchi ad Ok il prezzo è giusto (con una differenza: lei si tinge i capelli col Tratto Marker arancione), sarà che la canzone è bella, sarà che lei la canta in una maniera ignota (Lucarelli e Piero Angela la stanno studiando, ne sono convinta) torcendo le labbra come un macaco colpito da ragadi anali, ma a me piace. Faletti ci sa fare, azzeccato Ruggiero nel duetto. Candidata alla vittoria. The shouwwwww must go uuuuuuuuuuuuoooooooooooooon…9
Nada: dai tempi di Amore disperato non ne azzecca una. Il suo Deun deun deun deun deun è diventato un esorcismo nei meandri della psicologia, quasi un mantra. Cristina Donà: c’era? Disperata: 5 per lei (10 e lode per il deun deun deun deun)
Paolo Rossi: non convince, neanche con un testo di Rino Gaetano. Neanche vestito da Garibaldino. Unica botta di vita: qualora dovesse perdere, chiederà il riconteggio delle schede. Aridatece Gianna e l’originale: 6-
Antonella Ruggiero: si presenta sotto forma di Matrioska, quella vera sta dentro. Il coro degli alpini rende magica l’atmosfera, ma sonnolenta. Da Valium, ma brava: 7.5
Daniele Silvestri: fenomeno. Testo idiota, il vero erede di Rino Gaetano è lui. Capone e Bungt Bangt non
si smentiscono mai. Cito il testo:
Mi sono innamorato di una stronza
Ci vuole una pazienza
lo però ne son rimasto senza
Era molto meglio pure una credenza
Mi ricorda qualcosa…
Eccellente nel complesso, anche se non mangio il pesce. Anche se lui è comunista: 10
Stadio: istigano violenza, e io devo smetterla di fare le battute alla Panariello. Quest’anno c’è Baudo. Vuoti, come gran parte di quelli italiani (gli stadi). Tornelli per loro: Non pervenuti
Tosca: sperimenta la musica teatrale, e la porta a Sanremo. Duetto col cattivo di Distretto di polizia che risolleva le sorti. Se la sua canzone è un omaggio a Gabriella Ferri, io l’anno prossimo farò il direttore artistico al posto di Pippe Baude. 6-
Velvet: non nascondo di esserci rimasta di merda quando ho scoperto (ieri) che il cantante era la fotocopia di Sarcina. Anche loro scialbi, li preferivo in versione Boyband. 5
Zero assoluto: è il voto che si meriterebbero. Nelly Furtado ricambia il “favore” e loro scompaiono totalmente. A pulire i tombini. 10 alla Furtado, a loro 2 (uno a persona), ed un tuturuturututtu.
impropriamente partorito dalla mente di crazyraincloud nel giorno venerdì, 02 marzo 2007 alla qualora 16:40 | Perma...link | commenti (25)
diciamo che sta qui:mamma tv, non sapreifaccia lei
Il sesso non è la risposta. Il sesso è la domanda. La risposta è sì.
impropriamente partorito dalla mente di crazyraincloud nel giorno lunedì, 08 gennaio 2007 alla qualora 15:16 | Perma...link | commenti (18)
diciamo che sta qui:era meglio morire da piccoli, mamma tv, non sapreifaccia lei, pensieri sparsi a volte siamo an

impropriamente partorito dalla mente di crazyraincloud nel giorno giovedì, 28 dicembre 2006 alla qualora 15:06 | Perma...link | commenti (12)
diciamo che sta qui:mamma tv, non sapreifaccia lei
impropriamente partorito dalla mente di crazyraincloud nel giorno sabato, 09 dicembre 2006 alla qualora 22:41 | Perma...link | commenti (4)
diciamo che sta qui:mamma tv

impropriamente partorito dalla mente di crazyraincloud nel giorno sabato, 11 novembre 2006 alla qualora 21:46 | Perma...link | commenti (10)
diciamo che sta qui:mamma tv
Il supplente supera la maestra
Sarà la magia di Billy Joel (che ho a palla da stamattina), ma credo di dover ringraziare una persona per questo.
impropriamente partorito dalla mente di crazyraincloud nel giorno domenica, 08 ottobre 2006 alla qualora 15:20 | Perma...link | commenti (13)
diciamo che sta qui:mamma tv, and the oscar goes to
Conducimi alla luce del giorno (ma anche: i sogni son desideri? 30 e 31)
impropriamente partorito dalla mente di crazyraincloud nel giorno lunedì, 25 settembre 2006 alla qualora 12:09 | Perma...link | commenti (6)
diciamo che sta qui:era meglio morire da piccoli, dreams are my reality, mamma tv, non sapreifaccia lei
impropriamente partorito dalla mente di crazyraincloud nel giorno venerdì, 22 settembre 2006 alla qualora 16:59 | Perma...link | commenti (2)
diciamo che sta qui:mamma tv
Ovvero: l’arte di programmare una trashmissione, che potrebbe benissimo diventare un attacco alla casa bianca. Nella fattispecie, ci si è fermati ad attaccare il sacrario della Madonna del pozzo.
Il setting: Capurso, una cittadina di poche anime famosa per il miracolo della Madonna di cui sopra, e per l’altissima percentuale di fabbriche di materassi.
Poi ci si accorge di un ragazzo sui trenta abbastanza capace, e questo inizia a fare tournè, fino a quando non torna all’ovile per la consacrazione ufficiale e la cittadinanza onoraria.
Programmato da settimane, il concerto di Checco Zalone sarebbe iniziato a breve. A differenza della missione precedente, questa era stata ponderata peggio di un attacco ad Alcatraz: a motivarci, il piacere che si trae nel sentire che l’italiano sgrammaticato della mia vicina guardona invadeva con abbastanza diletto il resto dello stivale; in poche parole, quella che in psicologia viene chiamata condivisione sociale delle emozioni unita a sadismo allo stato puro. Tra l’altro, era forte in me la voglia di sbeffeggiare tutti i miei cuginetti che volevano venire con me al concerto e farli rodere con la dedica in mano, un po’ come Giovanni in Tre uomini e una gamba.
Lo zaino con macchina fotografica, carta e penna, era pronto. I miei capelli pure: stavolta, data l’umidità che imperava da giorni, la stiratura era ineccepibile (anche se credo che Luca Medici avrebbe avuto piacere nel farsi ritrarre con Mafalda dei Peanuts).
Partita anche stavolta quando le galline andavano a letto, ricevo la telefonata immancabile di colei che da anni tormenta i miei momenti liberi come solo Maria De Filippi in fase digestiva sa fare (non a caso, condividono lo stesso nome): mia madre, che col suo tono di voce dal livello acustico pari a 110 decibel mi massacrava i timpani chiedendomi dove mi trovassi. Le racconto con la serietà che solo gli psicologi e i paraculi (e nel mio caso i due insiemi si intersecano) hanno, che sto partendo per il Bangladesh dove mi farò suora col nome di Suor Teresa D’Avila; con altrettanta serietà e senza aver colto la citazione televisiva, mi viene chiesto se stessi coltivando qualche strana “pianta da the”, ma come disse Battisti “lo scopriremo solo vivendo”.
Arrivati alle 21 quando l’inizio era previsto per le 20.30, si parte alla ricerca di un posto decente, ma mai gesto fu più insano di questo: ci ritrovammo ad essere quattro anime centrali rispetto al palco, ma circondate da gente talmente tanto truzza che Fabiano Reffe in confronto è il figlio di Rita Levi Montalcini e porta avanti studi decennali sul GABA.
La situazione non poteva che peggiorare, e ovviamente lo fece: il duo maschile che ci accompagnava nell’impresa decide di optare per il solito panemmerda (per il resto del mondo, dicesi panemmerda la roulotte famosa per i suoi panini alla chitemmurt su cui troneggia la testa della porchetta e il cui fetore di frittura parte da Bari e raggiunge Hong Kong) lasciando sola la componente femminile (cioè io e una Checco addicted) tra passeggini incastrati tra la gente, e una montagna di lardo di sesso femminile la cui arroganza avrebbe fatto incazzare persino il Dalai Lama.
La situazione non poteva che peggiorare, e ovviamente lo fece: la kubrikiana palla di lardo non si lavava da tempo immemore ed emanava un olezzo che mi riportò alla mente le fogne di Calcutta pur non essendoci mai stata, e non contenta di ciò decise di buttarsi all’indietro per scattare una foto, travolgendomi in pieno.
A questo punto della serata, considerando anche che i paninari non tornavano e che lo spettacolo non iniziava, ero abbastanza imbestialita da poter affrontare indistintamente Rikishi o Big Jimmy versione Crapanzano a mani nude. E la voglia di compiere la missione si allontanava, con immenso rammarico, accentuata quando sul palco sono saliti i presentatori informando le migliaia di persone che lo spettacolo sarebbe stato diviso in due parti: la prima con un complesso musicale, la seconda con l’esibizione di Luca Medici. In quel momento ho pensato seriamente di gettare la spugna, non prima di aver sperato che la band fosse Mal e i Primitives (è in programma un loro concerto ma non so quando).
Con un ritardo di due ore e un panino con la cotoletta in mano, lo spettacolo di Checco iniziava, e la gente tornava a cercare di accaparrarsi il posto migliore. La sfiga e la fame hanno voluto che noi ci trovassimo dietro al palco, accanto a delle grate.
Lo spettacolo è un exploit di risate e di colori, ma il bello arriva quando, oltre alla performance di Checco Consoli e del nonno di Povia, il comico propone un pezzo di un fantomatico nipote di Luigi Tenco: nulla di nuovo direte voi, se non fosse che questo nuovo personaggio è di Noicattaro, la nostra patria. Segue una rara interpretazione di “Vedrai Vedrai” in dialetto nojano che narra le gesta di un povero agricoltore alle prese con un raccolto scarso e una figlia alquanto zoccola. Uno spaccato di realtà tangibile (specie quando ci si chiede cosa dirà il paese della ragazza incinta), ma soprattutto la consapevolezza che
I soliti pezzi forti, Siamo una squadra fortissimi in chiusura accompagnata da uno spruzzo di coriandoli e cantata da tutti gli astanti; siamo una squadra fortissimi anche noi, specie se riusciamo a portare a termine questa missione che, aldilà della dedica, ha come obiettivo incontrare il pugliese napoletano.
Lo spettacolo finisce, e la missione ha inizio. Dopo aver tramortito un numero non quantificabile di persone per raggiungere le reti, riusciamo a trovare un posto davanti. Il comico ci sfugge dalle mani nonostante lo chiamassimo, e si infila in un gazebo chiuso il cui accesso era negato a parecchi, specie a noi. Dobbiamo assolutamente fare qualcosa, considerato che i due ragazzi avevano preferito due bionde a noi, noncuranti del fatto che brunettes do it better e che l’alcol fa male.
Luca sbuca dal gazebo, circondato da forze dell’ordine e parenti vari. Un ragazzo dello staff ha la disgrazia di passare davanti a noi, e non posso fare a meno di corromperlo, consegnandogli foglio e penna e raccomandandomi di far scrivere correttamente “Daveblog”. Dinanzi ai nostri occhi, Luca firma il mio pezzo di carta, e dopo pochi minuti, la dedica è tra le mie mani. E’ fatta anche stavolta, ma come Corrado insegna, non finisce qui.
Riusciamo a conoscere un tizio con un non meglio identificato pass, e attacchiamo bottone. Seguono tentativi di far pena, o di corruzione in piena regola sfruttando le imprese di famiglia: tutto per poter entrare nella zona off limits; dopo svariati complimenti alla stirpe nojana e la proposta di fare un film su Noicattaro (ma suppongo fosse un tentativo di polipaggine in piena regola), riusciamo furtivamente ad entrare.
Toccare Luca Medici è cosa impossibile: piuttosto, è più facile parlare dell’Ubermensch con Flavia Vento o provare l’esperimento del gatto di Schrodinger con Mike Bongiorno (che come tutti sanno, è immortale). Riusciamo solo a scattargli delle foto ravvicinate, e a comunicargli che il dialetto nojano non è roba sua. Poco male, dato che la dedica ormai è mia, ma è bello notare che il capursese chiedeva ai suoi compaesani di andare il giorno dopo a casa sua per gli autografi, e l’impressione dall’esterno era che fossero tutti parenti. E’ bello notare come un ragazzo comune di una cittadina comune sia l’artefice di un tormentone che ha combattuto contro i White Stripes, e per questo onore al merito.
Checco Zalone va via, e noi possiamo tornare alla nostra magione alquanto soddisfatti, con la minaccia di prenderci gusto e di tentare il colpaccio con qualche altra missione all’improvviso.