Nome: Gio Gio... e di certo non sono il mio cognome. Non domandarci la formula che il mondo possa aprirti, sì qualche storta sillaba e secca come un ramo. Codesto solo oggi possiamo dirti: ciò che non siamo, ciò che non vogliamo
Pubblicità per noi (ovvero: i caroselli di una volta non esistono più)
Bottoni senza asole
Si ritrovarono scaguratamente dirottati da queste parti
*loading* fancazzisti,
online
stanno trovando una lenta morte in questo momento (chiedo venia per l'alto contenuto di puttanate...ma ve lo siete scelto voi! Non siete obbligati a stare qui! Scappate finchè siete in tempo! Emigrate verso lidi migliori! Un asino che vola!)
Disclaimer (non si sa mai)
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001 P.S. Piuttosto comprate la settimana enigmistica. O se preferite, l'ippica rimane pur sempre una cosa divertente.
Il template e la relativa immagine sono di mia proprietà e sono coperti da copyright: chi li tocca ha una scarica di diarrea mortale.
Il nuovo che avanza, il vecchio lo guarda, e la speranza di un nuovo inizio va in scena.
Tra l'altro, il coraggio di rivedere Paris che definisce il re the best dad I ever met non l'ho ancora trovato.
L'unica cosa che riesco a pensare è che neanche a 49 anni riuscirei ad avere la forza della nonna Maria, ritrovata a 98 anni dopo 30 ore di attesa, mentre faceva l'uncinetto.
Brividi.
La cosa che più mi piace del trascorrere del tempo (quella che i comuni umani chiamano vita insomma) è che basta il battito d'ali di una farfalla per far girare i coglioni all'entropia e creare un terremoto in Cina.
Così, è bastato realizzare che quel cofanetto molto Blumarine agli esordi, apparso dal nulla sul tavolo della cucina (giuro, non l'ho mai visto a casa mia, e non credo ci sia mai stato) sarebbe stato mio per farmi sconvolgere parte della giornata.
In positivo, si spera, anche se, se ci metarifletto (eh si, sennò poi rifletterci normalmente è troppo semplice), mi sento un po' come mio nonno che ha la commozione facile.
[Per la cronaca: no, non sono commossa. Neanche cerebralmente, a dispetto di ciò che sembra].
Dunque, pur di non lasciare la conquista del cofanetto nulla, ho pensato che sicuramente c'era qualcosa di abbandonato nei miei cassetti, in cerca di collocazione.
Pochi minuti e le tonnellate di carta che non sono riuscite a trovare collocazione nella scatola di latta del Ballantines hanno iniziato a reclamare un giusto posto.
E siccome, come insegnano Aldo Giovanni e Giacomo, una sfera su un piano inclinato verso il basso acquisterà una velocità esponenziale se sottoposta alla gravità, ho deciso che era cosa buona e giusta ricatalogare tutto e dargli un'occhiata veloce.
La novità, ciò che rende anomalo un tuffo nel passato, è che forse in tutta quella nostalgia del passato mi sono sentita un po' una merdina.
Ho ritrovato, nella mia mania di conservare qualsiasi cazzata (il fondo credo di averlo toccato conservando le tovagliette di carta delle serate post teatrali del liceo, o i sottobicchieri delle gite a Napoli), alcuni sommersi e alcuni salvati.
Di sette anni fa, ricordo una scena in particolare: il giubotto di jeans dimenticato nel mitico autobus articolato arancione (quello usato per portare gli albanesi allo Stadio delle Vittorie quando sbarcavano a Pane e Pomodoro) in una calda giornata di inizio autunno, sebbene fosse il 16 novembre.
Nonostante la quantità esorbitante di cibo trangugiato il giorno prima, con un guizzo che di felino aveva poco riuscii a recuperare quel giubotto senza rimanere incastrata nelle portiere, per proseguire verso casa, dove avrei goduto dell'ora anticipata di ritorno della quale il mio amato liceo supermercato mi aveva fatto dono.
Io non so cosa è giusto e cosa non lo è.
Non so come agire quando la ragione dell'altro (che non sei tu) prevale su quella del gruppo.
Non cosa fare quando, pur sapendo di sbagliare, l'immedesimazione e la scelta di altri significativi mi fa da letto e io ci dormo su.
Non so se sia giusto, alla fine della fiera, trasformare un funerale nella fiera delle vanità.
Partirò appositamente (ma non per bastardaggine) da Adamo ed Eva, per scoraggiare la stragrande maggioranza.
Parola:
Entità costituita da uno o più morfi [...] facoltà naturale di parlare: perdere, riacquistare la p., l’uso, il dono della p., disturbi della p., gli manca solo la p., modo, capacità di esprimersi: avere la p. facile, pronta; espressione del proprio pensiero, delle proprie idee: libertà di p.
A rigor di logica, tante parole formano dei discorsi.
Quello che ho appena scritto è vero, ma non è mica vero che un discorso sia necessariamente comunicazione.
Ne sono una dimostrazione tangibile i discorsi di D'Alema (che non ha ancora detto, dopo anni dal '68, qualcosa di sinistra), o senza andare a scomodare il jet lag e i proprietari di barche a vela, la vera dimostrazione sono io, che campo d'aria fritta (e questo spiegherebbe tante cose, tra cui il fatto che il mio corpo contenga abbastanza lardo non proveniente da cibi, e soprattutto che non riesco a stare seria neanche quando c'ho il male di vivere).
Io la barca a vela non ce l'ho e non l'ho mai avuta neanche da piccola.
Non ho neanche il gommone.
A dire il vero, non c'ho manco le pinne, ed esistono bambine che sanno nuotare di gran lunga meglio di me, che a fatica ho conquistato il saper rimanere a galla e scimmiottare delle bracciate.
Ecco, una conclusione: io e D'Alema non c'entriamo una cippa lippa.
Lui vive nella speranza di riuscire a comunicare, mentre io la comunicazione la evito come la peste bubbonica. O come il vaiolo, as you prefer.
Lui vive svicolando come un capitone nella tinozza della pescheria il giorno della vigilia di Capodanno per sfuggire al dover essere imposto dal partito (lo stesso che gli vieta, poichè di sinistra, di avere un 18 metri velico), e io invece ci sguazzo dentro come la goccia d'olio in un mare d'acqua.
Ecco, un'altra conclusione: io non voterò mai a sinistra. Va contro la mia natura.
Il fatto che tu sia riuscito a leggere fin qui è degno di plauso. Sei legittimato a smettere.
Come dicevo ieri alla mia dolce metà sulla strada per Capitolo, non c'è cosa più bella del festeggiare l'onomastico.
Perchè il compleanno è triste, un altro anno è passato, tempus aedax, la cellulite si fa massiccia e le tette si ammosciano (o spariscono, come nel mio caso: a proposito, se doveste ritrovarle, rivolgetevi alla titolare, cioè io).
L'onomastico invece è una festa del tutto arbitraria: festeggi il fatto che i tuoi genitori, in un impeto di fancazzismo, abbiano deciso di chiamarti Brooke o Ridge, e ti porterai l'onta del malacquisto a vita, oltre che della fedeltà alla tv commerciale.
Alla fine, se proprio volete, l'onomastico è il premio che si dà ai genitori per aver scelto per voi un nome piuttosto che un altro.
Ad aumentare l'entropia dell'universo, la scelta di un santo piuttosto che un altro. Ora, io da anni penso: capisco che Giovanna Francesca di Chantal sia una santa dal nome a dir poco scandaloso e che il 16 luglio faccia più caldo di oggi...ma almeno Santa Giovanna D'Arco potevano darmi il priscio di festeggiarla!!
E poi: perchè Giovanni Battista sì e l'Evangelista no?? I soliti favoritismi della Chiesa??
Mistero della fede.
Provo irrimediabilmente schifo nei confronti della più larga fetta della razza umana.
Picchierei a sangue, e non escludo di farlo prossimamente, chi osa infangare il ricordo di chi ha deciso di andarsene con calunnie infondate: continuate a parlare di figa la sera (si, a voi è), che la teoria vi riesce decisamente meglio.
Mi fa ribrezzo chi il tatto non sa manco dove sta di casa, e inizia a raccontare nei minimi dettagli lo svolgimento della morte, al cospetto dei genitori inconsolabili del malcapitato. Fanno parte del gruppo anche (o soprattutto) coloro i quali cercano conforto tra le braccia di chi il conforto lo cerca davvero e si abbandonano a pantomime degne della migliore tragedia greca.
Sputerei in un occhio a chi si mette a ridosso della bara e chiede alla mamma del defunto "ma insomma...perchè l'ha fatto???" con una tonalità pari a quella della Ricciarelli nell'Aida.
Ma che cazzo di domanda è?? Ve l'hanno spiegato che i popcorn non si vendono e che non è uno spettacolo???
Odio chi si accalca attorno alla mamma, in preda ad una crisi. Così si vede meglio.
Provo indignazione per chi partecipa ad un funerale perchè è un evento partecipare al funerale di uno che a 36 anni si impicca a casa della mamma, il giorno dopo del compleanno del nipote.
E mi stupisco ancora quando la gente, alla ricerca del posto migliore, si indigna se si sente rispondere "signora...se vuole c'è posto sull'altare".
Mi stupisco ancor di più se penso che il rispetto non lo insegnano a scuola.
E rimango delusa se mia madre non riesce a stare accanto alla sua migliore amica, perchè le lacrime hanno la meglio.
Alla fine, nonostante tutto, l'applauso te lo sei meritato tutto. Ciao Franco, e stavolta salutami pure tu.
Cercando di dare una spiegazione logica alla stroncatura di quella che volgarmente chiamano vita e non trovandola (io ancora non sono riuscita a definirla andando oltre "è una serie temporale che si ripete fino a quando cazzo le pare"), ho dovuto abbandonarmi al pensiero, saggio o forse no, di chi ha qualche anno più di me:
Il pensiero è acqua.
Alla fine, non avendola trovata la risposta, mi faccio bastare questa.
In compenso, di risposta ne ho trovata un'altra: io la psicologa clinica non la posso proprio fare.
E questo lo si era capito da tanto tempo fa.
[Ah, dimenticavo: mi è morta pure la lava lamp. Andiamo bene.]
Non è solo questione di potere, di quanto decidiamo di concederne e di quanto la gente faccia suo.
La differenza, in buona sostanza, è data dalle prese di posizione, purchè queste siano giustificate.
Ne determina le future azioni, i prossimi comportamenti a rigor di logica (qualora di questa si possa parlare).
Le prese di posizione molto spesso nascono da epifanie, prese di coscienza.
Così anche la persona più lungimirante del mondo si tradisce perdendosi nella schiettezza delle rivelazioni umane: una mattina si sveglia, e scopre qualcosa di nuovo.
Molto probabilmente il germe era covato da tempo, ma nulla potrà salvarlo dallo sconvolgimento della novità.
Cadono le difese immunitare e le barriere, e scopri un mondo intero che tu ignoravi.
Si va avanti per scelte continue, per processi avviati e interrotti, come nei migliori elaboratori.
Poi basta una canzone, e il viandante sul mare di nebbia ti fa un baffo.
Il viandante lo sa che sotto la coltre c'è l'infinito.
E le parole ti fottono.
(voi siete qui)
La stagione dei matrimoni si è finalmente conclusa, e con qualche kilo in più (in realtà non ho ancora trovato il coraggio di affrontare la bilancia, che mi intimorisce col suo sguardo da maestra quando non hai fatto i compiti) posizionato proprio dove di kili ne avevi già abbastanza (e in questo, la Natura sa essere davvero bastarda) partono le considerazioni a (s)proposito.
Di matrimoni normali, quest'anno, manco l'ombra lontana.
Persino in quest'ultimo, non sono mancate scene di delirio e ilarità che solo nella mia famiglia e in quella di Alain Elkan (ma solo se Lapo si è fatto) possono succedersi.
Stavolta, la guerra alle scarpe comode è stata preventiva: prima che mi fottessero le mie comodissime scarpe pazze, mi sono armata di ben due (e sottolineo due) paia di ricambio per la solita zia col mal di piedi.
Inutile dire che sono andate a ruba.
In compenso, la funzione religiosa è stata all'insegna degli scivoloni. Nell'ordine: la cugina incinta dagli scalini dell'altare; la zia dagli scalini bagnati della chiesa, e la testimone dagli scalini dell'altare di cui sopra, con annessa distorsione.
[Berlen, quando farai qualcosa per la tua chiesa Madre, allora forse torneremo a sposarci a Mola].
E mentre noto che anche stavolta sto inspiegabilmente tergiversando, mi ricordo dell'avvenimento saliente.
Nulla di ironico, siamo serissimi.
Non so quanto di casuale ci sia negli avvenimenti e nelle decisioni che si prendono (o, per gli psicologi alla lettura - e mi sa che siete un bel po' - quanto si interpretino le azioni col senno di poi, ma anche: effetto Rosenthal), ma molto stranamente, ho lasciato che la pettineuse di famiglia mettesse mani sui miei capelli.
E posseduta dallo spirito di Shirley Temple, mi ha fatto i boccoli (non me li facevo dalla comunione, giuro!).
Effetto collaterale: il mio dread non solo spuntava in maniera vistosissima, ma assumeva le sembianze (e mi costa moltissimo dare ragione a chi lo sosteneva da tempo) di una coda di topo morto.
Iniziano le considerazioni a mò di coro delle tragedie greche: le voci aumentano sino a diventare tre, e il messaggio è uno solo. Lo tagliamo? Lo tagliamo? Lo tagliamo?????
Fiumana di pensieri.
No.
Quell'ammasso ormai informe di capelli morti conta troppo per me.
Se lo devo tagliare, lascerò l'onore a chi il segno l'ha lasciato, o a chi si è messo a stress affinchè mi cadesse da solo (e i papabili sono alcuni, di cui una io, anche nell'unione dei due insiemi).
Io ti ho creato, e io ti distruggo.
Non può cadere in un giorno inutile e senza senso, anche se è il primo maggio (che in effetti, è un giorno abbastanza inutile e senza senso).
Alla fine, col sorriso diabolico sul volto, me l'hanno tagliato.
Con lui, sono caduti infiniti trascorsi, innumerevoli cazzate, valanghe di ideali e di utopie.
Sono cadute le certezze, la voglia del taglio netto, del cambiamento.
Qualcosa sta cambiando di nuovo, o forse ho semplicemente perso i superpoteri e sono tornata normale (e in tal caso, chiamatemi Sansone. Ma anche no).
Va ora in onda: il timore di quello che verrà.
[Menù della giornata: cascetta per lei con contorno di schimmogghia].
Fino a ieri non sapevo di avere problemi di comunicazione.
A dimostrazione di ciò ci sono lunghe schiere di litigi e figuracce, senza ripensamenti.
La maestra Rosita, una delle persone migliori che ho avuto l'onore di conoscere (e una delle poche, tuttora, capace di risollevare me e la mia autostima anche al supermercato), mi ha insegnato a portare avanti le cose in cui credo.
Mi ha insegnato anche ad essere quanto più chiara possibile con gli altri, lezione impartitami fino alla paranoia anche da mio nonno, per il quale ogni occasione è buona per raccomandarsi: non diventare mai 'na Guapp'e cartone.
E io li ho presi in parola.
Almeno, così credevo.
Ieri mi è stato fatto presente che molto spesso, a causa del mio pensare troppo e troppo velocemente, pretendo che la gente capisca quello che io, velatamente, dico.
Ho accettato con riluttanza l'osservazione. L'ho ponderata, ci ho bevuto su una tazzona di tè verde in cui ho inzuppato un numero spropositato di pan di stelle, con la stessa metodologia usata dai mafiosi per sciogliere le loro vittime nell'acido.
Ho aspettato che si spappolassero, che diventassero poltiglia.
Forse, avrei voluto fare la stessa cosa con quella osservazione che non riuscivo a concepire.
Ho iniziato a chiedere certezze a riguardo a chiunque mi capitasse, affinchè il legno corrotto dal tarlo venisse risanato, e tornasse quella venatura di sempre.
Ho appoggiato in pieno i numerosi maccheccazzodici?, specie considerando che è la motivazione, più o meno accentuata, a farmi velare le parole, anche nello scherzo.
Specie considerando che a volte rifletto troppo, e che i tempi dei colpi di scenaa motopompa senza pensarci troppo su li ho progressivamente abbandonati (non del tutto...), causa scallate.
Si aggiunga che oggi, mi viene detto che molto spesso a causa di questo atteggiamento che tuttora non mi spiego, sembra che io me la tiri.
Allibisco, anche se sto parlando con qualcuno che ha il mio stesso problema.
Il disinteresse verso la sommersa razza umana, eccezion fatta per una stretta cerchia di salvati, non implica il sentirsi superiore (e questo, per la cronaca, mi è stato fatto notare anche ieri).
Sentirsi diversi dagli altri e non relazionare col resto del mondo è sintomatico di un programma ben più ampio di risparmio delle energie: le energie che non spendo per X, appartenente alla razza umana, vengono convogliate verso Y, persona che credo "meriti".
Il gap esiste, ma non esiste la voglia di colmarlo.
La cosa che però non riesco a smettere di chiedermi, è una e una sola: esiste ancora qualcuno che guardi ai particolari e consideri le piccole cose?
Maestra, sono proprio io ad aver sbagliato? E in tal caso, in cosa ho sbagliato?
E soprattutto, i Soerba...che cippa di fine hanno fatto???
[Chiedo scusa a chi si aspettava che riprendessi coi Teletubbies dopo il suppostone depressivo, e soprattutto ci tengo a precisare: nonostante le apparenze, niente politica].
Troppe coincidenze per non parlarne.
La giornata è iniziata con un proverbio barese:
Aqquan u cul d-ven p-sand, pur la p-ttan d-ven 'na sand
Ovvero: raggiunto un determinato range anagrafico, anche l'individuo più spregiudicato che esista sulla faccia della Terra raggiunge un adeguato stato di beatificazione, che permette lui di essere venerato a qualsiasi stadio dell'interazione parasociale (e non) di un gruppo sociale con capacità cognitive sufficientemente sviluppate.
Al che, automaticamente (queste sì chesono libere associazioni), mi è galleggiato (termine non casuale) alla mente un cognome: Craxi. Ho archiviato la faccenda per riesumare il libro di Storia della psicologia, penultimo esame del semestre, quando mi sono imbattuta nell'ultimo acquisto della Feltrinelli: Ho perso la verginità durante una puntata di Ok il prezzo è giusto. Opera prima di Trentamarlboro, e ci si augura l'ultima: a parte il titolo geniale, il nulla...di gran lunga meglio il marchese De Sade o Holden con le sue seghe.
Ho pensato che devo sopperire all'incauta lettura acquistando qualcosa di decente al più presto.
Al che, automaticamente, mi è sobbalzato alla mente un cognome: Travaglio.
Sabato sera l'ho sentito presentare da Fazio il suo ultimo libro, La scomparsa dei fatti.
E ho ripensato a Craxi, e al detto barese.
Sono rimasta colpita, tra una mano di fard e un colpo di mascara, dal fatto che quel libro avrei potuto scriverlo io (e la voce nella mia testa grida: meh, scià, togli due euro!!).
Inizio, al solito, a cercare recensioni.
Mi colpisce il sottotitolo: Si prega di abolire le notizie per non disturbare le opinioni.
Molteplici spunti portano a condividere la tesi: non ammettere che Nietzsche in fondo c'ha visto bene secoli fa, che le argomentazioni sovrastano le narrazioni (in qualsiasi contesto) anche quando non c'è una base oggettiva, che in Italia i giornalisti sono cane da compagnia o da riporto (e qui Bruno Vespa sarebbe l'ottimo baluardo della categoria), sarebbe come far passare una meretrice per una santa (e il cerchio si chiude).
Montanelli, in questo, si fa sentire. E meno male: Beppe Grillo è diventato troppo pop per essere considerato di spessore.
Personalmente mi auguro che l'obiettività del suo maestro si evinca anche dalle pagine del libro, che al più presto andrò a comprare.
Perchè una cosa è certa: il giornalismo italiano non ha ancora fatto pace con la famiglia Zanichelli.
Questi giorni, come mai prima d'ora, ho il cervello in pappa.
O per meglio dire: i pensieri vanno a tremila (un po' come dire Lacapagira, ma in questo caso niente droga).
Sto constatando quanto sia difficile dover fare le cose ma non poterle fare.
[E qui, la Fallaci, avrebbe snocciolato un pieno mi spiego...ma io non sono la Fallaci e mai lo sarò].
In questi giorni Fuffy allieta le giornate dei bimbi dell'ospedaletto di Bari, ai quali fotte i palloni e presta i suoi colori.
Dovrei dare gli ultimi esami per il tirocinio, ma non ci sto con la testa (che fa le prove libere per il motogp insieme a Valentino Rossi).
Dovrei essere accanto a lui quando lo torturano, tenergli la mano e accarezzargli la testa, ma le mie gambe hanno deciso di non poter reggere alla vista.
Devo essere ferma e decisa, infondere sicurezza e confermare che tutto andrà bene: e questo, per esperienza consolidata, mi riesce tanto bene da attirare la ricerca di conferme di un'intera famiglia (e non solo quella).
E la nuvolapazza, come ogni zia che si rispetti, si sveglia presto e lo va a trovare, per rimanere quasi tutto il giorno con lui, che alterna momenti di massimo divertimento a momenti di massimo dolore.
E pensare che non ha neanche due anni, e già prova cose turche (anche se credo che a Vincenzo farebbe piacere accogliere per tre volte a giorno una sonda rettale nel suo intestino).
E pensare che ci sono bambini che stanno decisamente peggio di lui. Roberto, il suo compagno di stanza, è un bambino di nove anni un po' balbuziente e abbastanza scassaballe, alla ricerca di un amichetto e di qualcuno che giochi con lui (per questo mi ha eletta sua amica di dama...e io a dama sono una schiappa).
Roberto è di Crispiano, e per appendicite a Crispiano si può morire, considerando che nè a Martina Franca nè a Taranto ci sono dei chirurghi pediatri.
Non si sa di chi sia la colpa, se di Fitto che ha dato il via o di Vendola che ha mandato a scatafascio quel barlume di sanità che compariva sul podio italiano, ma almeno in tutto questo c'è un pregio: hanno permesso a Roberto di potersi vantare di aver rischiato di morire e di esser vivo per miracolo.
Poi c'è Pietro, che ruba il computer a Fuffy, ma solo quando non beve il suo latte: a 10 mesi sta provando la fantastica esperienza di esser operato per una cisti sul petto.
Poi c'è Gabriel, l'amico fidato di Fuffy, e tantissimi altri ancora; famiglie unite nella difficoltà che diventano, all'occasione, un'unica famiglia.
Che c'entra tutto questo??
Sono del parere che tutto abbia un senso, un significato.
Da questa settimana non di certo facile, mentre mi abbioccavo a contemplare l'interminabile coda delle macchine che si forma alle 17 su via Amendola (oggi c'era pure l'incidente compreso nel pacchetto), ho capito che la difficoltà ce l'abbiamo all'angolo, ma che ci piace pensare che i bambini sfortunati stiano solo in Africa.
Ho capito che per gli altri, chiunque essi siano, non si fa mai abbastanza.
Non è abbastanza neanche percorrere cinque (e sottolineo cinque: dall'ateneo al Giovanni XXIII, passando per la Disney per il pigiama) kilometri a piedi, con lo zaino pieno di libri e con i bustoni della Disney e del McDonald's come zavorra.
Ho capito, soprattutto, che quel cazzetto stronzo che mi sveglia la mattina mettendomi le dita nel naso, che mi nasconde le scarpe e mi mette casino sempre ed ovunque, mi manca da matti.
E pensare che quando nacque lo tenevo altamente sui coglioni che non ho.
Lo vinciamo anche stavolta 'sto MotoGp, te lo assicura la zia.
[Ma soprattutto: ho capito che devo iniziare a diminuire la velocità, perchè la prossima volta la nonna potrebbe non ricordarmi che la macchina l'ho dimenticata in stazione!!].
Le giornate sono segnate dal mattino, da quando l'alluce del tuo piede destro tocca la gelida ceramica del pavimento.
Credo siano connotazioni: il mal di pancia delle 7.30, con sole 4 ore di sonno; le solite voci mattutine della nonna che riferisce a sua figlia, tua madre, a che ora sei rientrata; il bambino che si sveglia e si immerge nel circolo vizioso delle puntate di Pippi Calzelunghe, e inizi, con fiochi barlumi di coscienza (quella è ancora a dormire), a sperare che non attacchi con le puntate del serale di Amici: Federico Angelucci è insopportabile anche alle 21 di domenica sera.
Nonostante gli elementi infausti, il sole viene a bussare alla tapparella, e allora la giornata potrebbe anche peggiorare, ma rimarrebbe piacevole ugualmente.
Dovrei crogiolarmi per il blocco dello studente che arriva a 3 giorni dall'esame, quando la voglia di studiare va in vacanza.
E invece, De polo e gli aspetti qualitativi della psicologia dell'organizzazione può aspettare.
C'è una macchina da aspirapolverare, volendo anche più di una.
Sono connotazioni, e c'è poco da fare; apprezzeresti di tutto, anche il secondo posto di Al Bano a Sanremo.
Specie quando, in fin dei conti, non c'è molto di cui lamentarsi.
Avere una nipote che ti pettina i capelli (che io non pettino) sradicandoteli dal cuoio capelluto e che si finge parucchiera, chiedendoti 100 euro per il servizio prestato; vederla ridere perchè tu piangi per i capelli incastrati nel suo trapano giocattolo, che all'occasione si trasforma in phon, è qualcosa di impagabile.
Donarsi, seppur con semplici gesti come l'accompagnarla a casa, la zia più meravigliosa che esista nella via Lattea, quella per cui daresti la vita come segno di riconoscenza di un'infanzia strafelice (e quanto rimpiango i Fruttolo, i Dan'up e i croissant Bauli al cioccolato coi quali mi viziava), è nulla in confronto a quello che ti ha insegnato: affrontare la vita a testa alta, anche quando il mondo cospira contro la tua felicità.
Ripagare col sorriso, anche quando la settimana che stai per affrontare non sarà delle più belle.
Essenzialmente non ho fatto un cazzo, ma oggi mi sento come lui.
[E ora, se permettete, vado a correre: De Polo, un accorato mavaccagàre].
(E con questo, credo di aver preceduto la maestra Lexi).
Se fossi nata in America, quasi sicuramente avrei votato per i democratici.
I democratici americani, c'è da riconoscerlo, non hanno un equivalente italiano: loro la democrazia (e sia chiaro: il concetto di democrazia non è lo stesso inteso da Bush) l'hanno vissuta davvero, noi il comunismo non l'abbiamo mai avuto (per fortuna): ci siamo limitati ad appendere il poster di Che Guevara in camera oppure abbiamo sbagliato candeggio perchè, come avrebbe detto Paolo Mieli, la nostra sinistra è rosa, non rossa.
Mi attira in questo periodo, più che parlare del "nostro" presidente patacca, dello scambio epistolare tra Piersilvio e Veronica, delle elezioni francesi, una sola cosa: le elezioni 2008 negli States.
Inizialmente e senza documentazioni valide, credevo che l'amata Hilary (e non parlo della Blasi), la donna che ha ricordato al mondo che molto spesso, nonostante tuo marito si sia concesso ad una fellatio nella stanza ovale e anche su Saturno hanno sputtanato la faccenda, i sentimenti vincono su tutto, e la dignità di donna (ma prima ancora, di persona) non viene lesa: io però, al posto suo, mi sarei levata lo sfizio di emulare Lorena Bobbit.
Poi giorni fa, mentre mi compiacevo del mio talento nel fare l'amatriciana, sono stata attirata dall'inconfondibile tastiera di The city of blinding lights, e ho cambiato idea.
Devo ammetterlo:
nonostante la famiglia Clinton mi stia particolarmente simpatica;
nonostante mi fossi già preparata all'imitazione di Chelsea da parte di Oreste Lionello;
nonostante Bill sia stato il presidente americano più "giusto" dell'ultimo ventennio;
e, soprattutto, nonostante mi aspettassi un secondo sex gate e mi vedessi già seduta sul divano con un bicchierone di tè verde, pan di stelle e telecomando alla mano per seguire in diretta l'Impeachment,
la Clinton non avrà il mio supporto.
(Ed è inutile che mi chiami, tanto non cambio idea, a meno che tu mi offra la sottopresidenza).
La speranza dell'America ha un nome, un cognome e un colore di pelle: Barack Obama.
E ho dodici (e sottolineo dodici, non dieci) buoni motivi per farlo salire alla Casa Bianca:
E' giovane (italiani, prendete esempio per favore!);
Adora alla follia gli U2, apre i suoi comizi con The city of blinding lights e li conclude con Vertigo;
Ha affermato che non esiste un'America dei democratici, una dei repubblicani, una dei neri e una dei bianchi: esiste l'America;
Assomiglia a Denzel Washington, e io John Q lo guardo con ammirazione;
E' l'unico talmente tanto sovraesposto da esser riuscito a far passare Pari Hilton per una reclusa;
Ha un uso della sintassi e della grammatica (oltre che del congiuntivo) talmente tanto corretto, che Bush gli ha chiesto di sbagliare almeno una volta, in modo che lui possa paracularlo;
Perchè è tutto quello che l'attuale maggioranza italiana, purtroppo, non è;
Perchè quel famoso I have a dream riecheggia nelle sue parole, e il mondo non l'ha dimenticato ancora.
Il guerriero si fermò a guardare il nulla, contaminato dal sole che si ritirava dalle scene.
[I focus on the pain, the only thing that's real].
Si girò per guardare quello che aveva appena vissuto, forse per l'ultima volta, e vide cose già conosciute, forse vissute troppe volte ormai.
[The needle tears a hole, the old familiar sting].
Pensò alle azioni appena compiute, a quanto gli erano costate e al male che aveva provato nel compierle.
[Try to kill it all away, but I remember everything].
E si ritrovò solo, come sempre: lasciata alle spalle per l'ennesima volta la sua vittima.
[What have I become? My sweetest friend. Everyone I know goes away].
Ma in fondo, non poteva dire di no al suo essere che lo comandava.
[In the end, and you could have it all my empire of dirt].
E continuava ad infierire, sul cadavere che implorava la sua pietà.
[I will let you down...I will make you hurt].
Si rigirò verso il nulla, anche il sole aveva abbandonato la scena. Aveva ritrovato se stesso.
[I wear this crown of thorns upon my liar's chair].
L'aveva fatto di nuovo, e non riusciva a pentirsene.
[Full of broken thoughts I cannot repair].
Non c'era ormai più nulla di umano in quello che faceva, se non qualcosa da seppellire.
[Beneath the stains of time the feelings disappear: you are someone else, I am still right here].
If I could start again
A million miles away
I would keep myself
I would find a way
Il re è nudo.
Poco più di un mese e mezzo mi separa dal mio compleanno, l'ennesimo.
Ogni volta, uno nuovo: è divertente vedere il pallottoliere che si arricchisce di nuove palline colorate (sperando che il colore della ventiduesima non sia khaki), è un po' come aggiungere i punti quando si gioca a calcio balilla, col gusto del vincitore s'intende.
Stavolta, siccome l'età avanza e pure io rimango vittima delle dimenticanze, inizio a prendere appunti da ora.
Il ventiduesimo (anche questo non è un numero primo, ed è arancione...quindi mi piace) lo voglio all'insegna delle gratificazioni su tutti i fronti.
Anche per un solo giorno su 365, mi piacerebbe che tutti i miei sforzi per edulcorare quella supposta che siamo costretti a ficcarci su per il deretano mi fossero riconosciuti.
Un pizzico di stima manifestata e non taciuta sarebbe un grande traguardo (che, tra l'altro, io ancora non l'ho capito perchè l'essere umano sia avaro nella comunicazione dei sentimenti...ma detto da me che sono evitante non ha molto senso).
Un grazie, a quattr'occhi, sarebbe pure troppo.
Una persona che si innamori follemente del mio cervello (o della mia psiche, se preferite, o se siete avezzi alle turbe psicologiche) e che non lo consideri un investimento varrebbe anche un viaggio a Lourdes.
E il pensiero (e non solo quello), in tutto ciò, va all'abnorme quantitativo di gente che in questo periodo è vulnerabile più di me.
A quelli che si buttano giù nel pensare che il nichel faccia la differenza.
A quelli che si creano problemi perchè non riescono ad ottimizzare i tempi.
E, perchè no, anche a quelli che c'hanno i calcoli renali e tutte le jatture di questo mondo.
Credo di poter tranquillamente generalizzare affermando che il vero new year's day è oggi.
Dopo quei pochi giorni nel limbo delle festività, ti ritrovi a svegliarti di peso (magari all'alba) col cuscino tatuato in faccia e la tua sagoma ancora nel letto, e tu che rosichi.
Non trovi una motivazione valida per uscire dal tepore della tua casa e affrontare il mondo, che proprio oggi ha deciso di riproporsi come set per L'era glaciale 2.
E tu, in tutto questo, ti senti come Mickey in Senti chi parla, che appena nato impreca per tornare nella mamma.
Non sei ancora pronto al tuo primo giorno di scuola, quello in cui dovrai testare le novità che il cambiamento ti ha regalato a fondo perduto.
Poi però pensi che tutto sommato meglio iniziare da subito a metabolizzare, con mine anti uomo e slavine di Guttalax, tutto lo zucchero che hai in corpo, perchè non ne puoi più di essere una meringa ambulante ricoperta di scileppo (e qui, se non sei barese non puoi capire); che se le reti ammiraglie hanno deciso di non trasmettere cavalli di battaglia come Tutti insieme appassionatamente e Pinocchio di Comencini, allora in fondo non era del tutto Natale; che le cose è meglio affrontarle contemporaneamente al genere umano tutto, che da soli.
Allora ti armi di buona volontà ed esci ad affrontare il mondo, con la spada nella mano destra e la borsa dell'acqua calda in quella sinistra (c'è chi è furbo e frega tutti con gli scaldamani).
In fondo, che senso ha potenziare la macchina e non provarla?
Anche perchè, ed è alquanto palese, novità in quantità variabili le hanno vissute in parecchi.
E così pensi alle nuove conoscenze e a quelle che con le vacanze si sono consolidate; agli amici troppo sensibili per poter spaccare il mondo (o quantomeno provare a dargli un cazzotto) e a quelli tanto forti che riescono a sdrammatizzare anche eventi tragici (e qui va tutto il mio affetto e la mia stima al mitico Lando Griffin e ai suoi splendidi genitori).
Pensi a te e al fatto che hai poche certezze (ma buone), che devi tentare di conquistare il mondo ma non prima di esserti fatta del male con una mousse di fragole o con una torta allo yogurt (proprio a farsi male, un cornetto alla libbbidine, grazie), e che male che ti andrà, ti consolerai con la sete di conoscenza accompagnata dal sottofondo musicale.
Pensi al regalo più importante che finora il 2007 ti ha fatto: una vita intestinale regolare.
E' come avere un neonato che ogni tre ore piange per la pappa, e tu che sei niubba ed estranea a questo tipo di mondo lo devi sfamare.
Rivaluti il significato di un'alimentazione corretta, ma rimane un'idea utopica (del tipo: bella la pace nel mondo, ce ne dovrebbe essere a quintali!) perchè continuerai a mangiare topi morti dal McDonald's e a ingozzarti con le prelibatezze che cucini (modesta io).
Fiumi di alcool e uascezze affini: studi scientifici dimostrano, grazie alla teoria della mandria (in natura una mandria rallenta il suo cammino in presenza di elementi vetusti, che chiudono il branco: eliminati questi, la velocità della mandria aumenta considerevolmente) che assumendo un giusto quantitativo di sostanze nocive, le prestazioni cognitive aumentano.
In tutto ciò, non ti rimane molto altro da fare: prendi il cappotto, take it easy e goditi i piaceri della vita.
[E se usi il viagra, take it responsibly].
[Prefatio: il seguente post è ad alto contenuto di minchiate, spoiler e outing, con l'obiettivo mirato di confondere il lettore convinto che l'ermetismo l'avrebbe fatta da padrona]
Sebbene l'odio per l'autoreferenzialità di Gio mi faccia imbestialire, stasera non potrò sfuggirgli.
(Sperando che mia nonna non si svegli per il ticchettìo convulso della tastiera e mi dedichi una sura del corano domattina).
Oggi, dopo esattamente 5 mesi e 5 giorni da questo, ho messo piede fuori casa da sola, di sera e a piedi. E non nascondo di aver dedicato una meticolosa attenzione ai dettagli in tutto quello che mi circondava (della serie: i miei gomiti spaccano un setto nasale, ma due sono duri da tramortire); nell'ordine, ho apprezzato il fruscìo degli alberi, una porta che si chiudeva, un vecchietto che mi camminava alle mie spalle, e delle voci in lontananza di ragazzi che litigavano per un sette a denari...semplicemente perchè erano un fruscìo degli alberi, una porta che si chiudeva, un vecchietto che mi camminava alle mie spalle, e delle voci in lontananza di ragazzi che litigavano per un sette a denari.
Ah, e sia chiaro, mi sono anche guardata le spalle (non si sa mai..).
E mentre il freddo mi tagliava la faccia come fa il compressore quando lo avvicini troppo alla vernice della Inquecento, ho iniziato a pensare quante probabilità ci fossero che potesse accadere di nuovo, magari con esiti meno fortunati della volta precedente. Eccheccazz, due volte alla stessa persona non si può sentire.
Carenze di passaggi? No.
Semplicemente, carenza dello scherzo giusto al posto giusto (o per meglio dire, una battuta infelice nei confronti di una che si sente in colpa per il solo aver scomodato la gente, e per far sì che nessuno la aspetti accelera i tempi e viene meno a bisogni importanti, tipo verificare se è opportuno portare il nipote in ospedale. Ma le giustificazioni non servono, go on).
Cerchi di dare meno fastidio possibile, e ti ritrovi nel torto: ti inquini parte della serata e sei costretta a sorbirti gli sfottò sulla befana senza il gusto di controbattere.
Carenza di voglia, ma anche di zuccheri: nessuno si è ricordato di regalarmi neanche una mentina.
Carenza di considerazione da parte degli altri (eccezion fatta per le persone, pochissime...stavolta una, con cui adori sguazzare in ragionamenti di ogni tipo e di qualsiasi latitudine. Denghiu.), con conseguente ribasso dell'autostima (che mi sta grattugiando gli attributi che non ho mai avuto per quanto tocca il suolo).
E dopo esserti abbioccata a guardare l'interminabile partita di biliardo e aver provato ad imparare la briscola, arriva la carenza di soldi nel gioco più idiota che esista: il piattino.
E' arrivato il momento di tornare a concedersi al letto, che forse è l'unico in cui ultimamente, oltre al tepore, trovi sicurezza. Non prima di esserti sottoposta a qualcosa di cui avresti voluto volentieri fare a meno: chiedere di accompagnarti a casa.
Spavalda e temeraria sì, ma cogliona no.
E pensi a quante probabilità ci fossero che potesse accadere di nuovo, magari con esiti meno fortunati della volta precedente. Ma anche no.
In fondo, un briciolo di autoconservazione dopo l'illuminazione della storia del branco, dei neuroni e dell'alcool mi è rimasta.
Probabilmente sono tutte seghe mentali.
Quasi sicuramente ho problemi di comunicazione con la gente (ineluttabile carenza di coraggio).
Presumibilmente, mi sento sola e ho voglia di una (laddove una è intenzionalmente mirato ad un obiettivo preciso dotato di nome e cognome) compagnia, ma non ne sono ancora del tutto sicura.
Carenze d'affetto con glassa di carenze di nitidezza.
E' brutto da dirsi, è peggio da leggersi, ma oggi è decisamente una giornata di cazzo.
Fa molto depressione adolescenziale, ma dalle 20 di stasera la giornata uggiosa (di per sè era già abbastanza di cazzo) è peggiorata ancor di più.
E siccome forse lo sapevo già, mi sono fatta male coi subsonica (molto malinconici).
Cazzi miei.
Una giornata segnata, anche a Deejay chiama Italia, sebbene lo si voglia mascherare: è freddo becco fuori, ma dentro c'è il Vietnam.
Non ho ancora capito se si tratti di egoismo, o di All that you can('t) leave behind, ma se una persona migliora l'assetto di una microsocietà, non ha affatto senso che questa venga meno.
La Natura è una troia, e la religione è un'illusione.
Ci sono persone di cui il mondo (o io, o tu) non può fare a meno; come succede per tutte le cose buone che contribuiscono a migliorare la feccia in cui, indiscutibilmente, viviamo.
Un po' come quando hai di fronte una mousse alla fragola, la guardi dal vetro della pasticceria ardendo e contando spasmodicamente i secondi che ti separano da lei (della quale non puoi assolutamente fare a meno)...poi arriva il coglione di turno, che può benissimo fare a meno della "tua" mousse, e con saccenza ti fotte l'oggetto dei tuoi desideri.
E una serie di sentimenti contrastanti strabordano dalle tue orecchie: era lei, solo lei che volevi; puoi ripiegare sulla crostata, ma non sarà mai la tua mousse, quella di cui non puoi fare a meno.
Tra tanti dolci, proprio il mio dovevi fotterti?
Ti arrabbi, ma è il desiderio di avere lei che dà voce all'ira.
Mi spiace, ma non sono ancora pronta a rinunciare alla mousse.
Dobbiamo cantare altre infinite volte "Faccetta nera" insieme prima di stancarmi di lei.
E' Natale, ma (ora come ora) io non ci sto dentro.
Forse, perchè in fondo, molto in fondo, sono umana anche io.
Forse, ho una paura fottuta.
E non avendo appigli, mi sa che stasera divento credente.
Sebbene il primo film che mi abbia fatto piangere in tenera età sia stato I figli so' piezz' e core*, rivedere Marcellino pane e vino in tv mi fa tutt'ora un certo effetto.
Se dovessi confrontare cos'è la Chiesa Cattolica ora e com'è rappresentata nella Spagna del '55, mi vengono i brividi. Mi piace pensare che sia questo l'humus cristiano, unito alle sensazioni che può scaturire un orfanello come tantissimi altri, con un amico immaginario, e con la voglia ardente di addormentarsi e di conoscere la madre.
* So che per aver sputtanato un'elemento della mia vita che pochi sanno - ma che mia madre prontamente tende a sottolineare in presenza di estranei -mi prenderò abbastanza cogliona in modo sparso. In fondo mi ero troppo immedesimata nel figlio di Merola, che veniva tolto al padre la mattina della comunione, e guarda caso anche io a giorni l'avrei fatta. Mi consola solo il resoconto dei morti e dei feriti di Aulin: alla fine so che arrivare a quei livelli è impossibile.
Sagge parole impresse su un muro della stazione di Bari.
Perchè la realtà è che oggi ho un grande interrogativo al quale non riesco, o forse non voglio, dare una risposta.
Nella fattispecie: che senso ha amare una persona?
Dopo anni, non l'ho ancora capito.
Ma soprattutto (leggasi: va ora in onda il momento verità; disponetevi in cerchio, altrimenti quelli degli alcolisti anonimi ci pigliano per il culo), dopo il più grande siluro dei miei primi 21 anni, il quale ha ridotto la sottoscritta tipo panna montata che si scioglie e produce quel plof così tanto onomatopeico, la sottoscritta continua a non credere nell'amore.
Perchè Bukowsky sarà stato amico intimo di Jhonny Walker, ma aveva così tanta ragione che la chiesa Cattolica avrebbe chiesto un consulto a lui riguardo la questione del limbo (e non parlo del ballo).
Mi spiego (e da questo si deduce che sono fresca di Fallaciana lettura): non avete ancora capito quanto l'ammmore sia un'invenzione da Baci Perugina? E' l'egoismo che spinge le persone a stare insieme, per non parlare delle persone che si accoppiano per noia. E' il sesso che manda avanti (grazie a Dio) il mondo.
Tre metri sopra il cielo ha avuto tanto successo essenzialmente per due motivi (assolutamente non contestabili, l'ho visto oggi):
1. Attecchisce su terreno fertile, lo stesso che ha innalzato a Dio Costantino;
2. Gira attorno a Riccardo Scamarcio, che detto con franchezza è un ormone con due braccia e due gambe.
Tante ma tante spiegazioni biologiche e santi Darwin che spiegano come mai le persone devono piacersi per stare insieme (provate voi a limonare con Bela Lugosi!).
E continuo a non capire perchè sono sempre l'ultima a sapere le cose ma la prima a capirle.
Credevo che l'umanità fosse più intelligente da capire che l'amore di cui tanto si parla, non è vero amore.
Plof.
(P.S: sono l'unia sfigata sulla faccia della terra il cui reddito familiare, invece di diminuire, aumenta raddoppiandosi; quest'anno avrò la decenza di non presentare il prospetto redditizio nell'iscrizione dell'università, nella speranza di farmi pagare meno di quello che dovrei).
[Ovvero: Mauro Belli è morto e io ho pianto come un vitello; ho fatto il primo discorso alle matricole e ho passato 10 ore in terra universitaria; non ho studiato niente e ho l'esame a giorni; ho l'esaurimento e me lo porterò dietro per molto].
A volte penso che essere capiti è una pregorativa di pochi, e per fortuna non è uno dei requisiti essenziali riguardo la sottoscritta.
Oggi, dopo tempo, ho nuovamente incontrato la signora delle pulizie del dipartimento, la stessa che mi disse (scherzando?) in ascensore che voleva suicidarsi.
Mi ha riconosciuta e mi ha sorriso. Forse, si è ricordata quello che le dissi.
Sarà stato lo stress accumulato in un solo giorno, o la stanchezza, ma ho ceduto. Mea culpa.
Credo che ogni tanto fare qualcosa di insolito e gratis faccia sentire meglio.
Così come credo di dover agire ora piuttosto che saper di non aver fatto nulla per evitare le cose.
Non ho ancora capito se lo faccio per me o per gli altri. E forse non lo capirò presto.
Di certo, non riuscire a dormire non mi aiuterà.
Fino a ieri sera ero convinta che determinate cose, a Nojaland, non accadessero.
Perchè io abito a Nojaland, e Nojaland non è propriamente Noicattaro (che a sua volta è molto poco Bari).
Moscovici le chiamerebbe rappresentazioni mentali, e pressappoco di quelle si tratta.
Da ieri sera non ne sono più totalmente convinta.
Ma soprattutto, ho apprezzato l'importanza della violenza.
Ma anche di aver ripreso le arti marziali in adolescenza (lode al mitico prof. Tribuzio), e di aver visto fino alla paranoia Cinque dita di violenza e la filmografia di Bruce Lee.
Per la prima volta nella mia vita ho rischiato grosso, e un po' mi è andata a culo: il resto lo ha fatto una gomitata sul setto nasale (che credo si sia rotto) e l'adrenalina a mille.
E sono orgogliosa di quello che ho fatto, ma anche dell'esser riuscita a reagire alla situazione divertendo gli altri e scherzandoci su.
Sono inguaribile, e me ne vanto.
Seguono post scriptum in ordine di galleggiamento:
1. Bisturi mitico!
2. Ho una fame che scuoierei un'orca.
3. Cercasi qualcuno che dica a mia madre senza farle venire un infarto che ieri un deficiente mi voleva violentare.
Si, perchè l'essere che più invidio al mondo dopo la moglie di Rocco Siffredi, Stewie dei Griffin e qualcun altro che in questo momento non ricordo, è Snoopy.
Si. Perchè anche io voglio una cuccia col tetto rosso.
Ma soprattutto, necessito di tanta ispirazione.
E di una notte buia e tempestosa.
P.S: la macchina da scrivere ce l'ho (una Olivetti Italia '90 invidiata da molti), ma a sto punto preferirei il sangue dei miei polpastrelli.
La nuvolapazza production è lieta di presentare sui vostri teleschermi, direttamente dalla sua stanza, l'insofferenza. L'insofferenza, per dovere di cronaca, non è la depressione, e neanche la cascetta. E nemmeno la schimmoggia. Sono insofferente al mondo. E neanche Colorado cafè mi potrà redimere da tale situazione. [Colorado cafè ha effetti terapeutici. Ma oggi no] La cosa che più mi diverte nel vedermi dall'esterno, è che non riesco a rintracciare un motivo generale. Potrei prendermela con la natura. Col caldo. Coi dolori corporali. Con chi non pesa in modo giusto il tuo lavoro. Con chi non ti ringrazia per il culo che ti fai portando avanti compiti che non sono affatto i tuoi. Per di giunta gratis. E neanche una bella e buona azione quotidiana (ostacolata dai dolori corporali di cui sopra) fatta con piacere mi potrà redimere da tale situazione. [Le buone azioni stanno a me come la sconfitta all'Inter. Ma oggi no] La cosa che più avrei voluto fare, è andare al mare, sedermi sullo scoglio, e pensare, guardare, riflettere. Ma oggi no: fa troppo caldo. Potrei approfittare del piacevole freschetto che il tempo ci sta concedendo in questo momento. Ma oggi no: le zanzare mi aspettano fuori col bavaglio alla gola, forchetta e coltello alle mani. E lingua di fuori, ma non perchè sono particolarmente attraente (a dire il vero, oggi sono attraente almeno quanto Mamy di Tom & Jerry). Una parola di conforto e stima ogni tanto non farebbero male. Possibilmente spontanea. Ma oggi no: e forse è questa la mia forza.
[Avviso ai naviganti: la lettura, in alcuni punti, è sconsigliata ad un pubblico parentelistico di primo o secondo grado. Pertanto, se sei legato a me da rapporti di sangue e anche no, potresti essere urtato dalle mie parole, le quali potrebbero sconvolgerti le rappresentazioni della realtà riguardo la sottoscritta, detto alla Moscovici...in poche parole: potresti iniziare a pensare ad usi alternativi della mia aureola. Se questo profilo corrisponde alle tue caratteristiche, o se sei particolarmente sensibile e debole di stomaco, per te è arrivato il momento di darsela al sudoku].
Ier c'era la luna piena, e stranamente me e sono accorta. Stranamente è un avverbio messo ad minchiam, dato che la luna era talmente tanto grossa e piena che, mentre guidavo la macchina, ho pensato che mi stesse venendo incontro il pallone aerostatico dal quale sarebbe sceso Jules Verne, o che avessi dovuto chiedere di lì a poco l'autografo a Will Smith. Fatto sta che, appurato che fosse la luna, sono risaliti alla mente tanti ricordi profani legati al fenomeno lunare, riguardanti capelli, animali, agricoluta e inchiappettamenti. Ma soprattutto, ho iniziato a dare senso a tanti piccoli episodi che erano accaduti fino a quel momento, ai quali io personalmente non riuscivo a dare una mia interpretazione illogica. Svegliarsi alle 5.20 di mattina con acciacchi fisici, non è il massimo ma tutto sommato è spiegabile. Vedere i teletubbies per un'ora e mezza con Fuffy che è incredibilmente buono e taciturno, non è spiegabile. E ciò avvalorerebbe la tesi secondo cui Fuffy è un elefantino e non un cazzetto ambulante di bambino. Iniziare ad avere fame alle 10 cioè con 2 ore di anticipo, non è spiegabile. Sopperire alla fame con mezzo vasetto di mais a crudo, una mela e due panini con fesa di tacchino e maionese, ha qualcosa di misterioso. Specie se a pranzo hai mangiato pane a volontà e pennette con pomodori carote ed erba cipollina (cioè: avrei preferito il riso, ma in questa casa oltre al self made regna anche lo scoglionamento nel portare avanti progetti culinari, motivo per cui molto spesso cucino io), accompagnate da un mix di mascarpone e gorgonzola. Non trovare il dolce ed incazzarsi è alquanto plausibile, ma non lo è sfogarsi con latte e nesquik. Seguito a ruota da un frappè a base di latte, Carte D'Or alla panna e mele (una goduria). [Qui mia madre ha iniziato ad incazzarsi come uno zerbino sul quale ha cagato un alano] Pertanto ho iniziato a pensare seriamente di smetterla, altrimenti secondo la legge del climax avrei iniziato a manifestare atti di cannibalismo spinto e indifferenziato. Ho lasciato spontaneamente spazio all'atto della cogitatio, e non so per quale strano motivo ho riesumato teorie tuttora vive sulla non esistenza dell'amore tra uomo e donna, dettato più che altro da spinte pulsionali. Ho così ridato dignità a quel pederasta di Freud, che ha sfruttato il suo essere ninfomane diventando famoso e immortale (rimandi mitologici a Gilgamesh). (E ho pensato che mondo sarebbe se si iniziassero a tramutare i propri nei in punti di forza. Bruno Vespa sarebbe il nuovo Messia). E il tempus fugit (ma anche tempus aedax, concetto a me molto più vicino) di Oraziana memoria (anche se quello era un carpe diem), diventa molto più grossolanamente, ma anche più praticamente, un sonoro e campanilistico Faceit ca s mour*. (Come anche Melanie profetizza). Purchè non vi legittimiate con l'amore, che non esiste (e tanti sono gli esempi che potrei proporre per avvalorare la mia tesi). Segue accrescimento della fame, compensata con (sempre nell'ordine) ennesima mela, taralli, exploit notturno di tortellini con pomodori, Fruttolo bianco con smarties (qui mi sono sentita ladra di merendine, dato che era la merenda di Fuffy) e, come le migliori bulimiche sanno fare, croste della pizza di mio padre.
Ma soprattutto: avevo una voglia sfrenata di tagliarmi i capelli, talmente tanta che mia madre, avendomi vista alla ricerca di capigliature corte, ha iniziato a nascondere tutte le forbici presenti in casa. E alla fine, presa dallo sconforto più totale, le ho chiesto:
N.p:ma che cazzo mi sta succedendo??? Mdnp:niente...sei così da 21 anni...
* Nell'idioma vigente in questa zona del mondo, tale imperativo esorta la gente di qualsiasi appartenenza razziale e ceto ad attuare dinamiche comportamentali atte alla copulazione in senso lato, previa cessazione di qualsiasi attività vitale causata da una misteriosa figura dotata di mantello nero e falce...e non sto parlando di Fassino.